Il Tirreno

Pisa

LA MOBILITA'

Tutti in coda per un taxi ma «guai a nuove licenze»

di Mario Neri
Tutti in coda per un taxi ma «guai a nuove licenze»

Sono 72 le concessioni per le auto bianche in città. Gli operatori frenano: "Subiamo la crisi da anni, aumentarle sarebbe economicamente insostenibile". E intanto l'assessore Ferrante progetta una revisione dei turni

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PISA. Va detto, Pisa non è Roma, e qui i taxi (e il tassista) non sono una categoria antropologica, Alberto Sordi non avrebbe potuto sbizzarrirsi. Qui semplicemente le auto bianche non ci sono. O almeno, scompaiono e riappaiono, a ondate. A volte per venti o venticinque minuti. Sembra si mettano d’accordo per tirare scherzi mancini a turisti, pendolari e passeggeri occasionali che sbarcano alla stazione.

Così capita di trovarne cinque o sei in fila tutti insieme, vuoti e in attesa di clienti come ad una piazzola di sosta su una strada senza orizzonte del Nevada, oppure di agognarne l’arrivo quasi fossero provvidenziali diligenze in un deserto post nucleare del trasporto pubblico. In quei casi la coda alla pensilina sembra quella alle casse del supermercato il sabato pomeriggio, interminabile. E allora pur di avere un taxi uno farebbe di tutto. E anche una come Margaret Finx, distinta insegnante arrivata Southampton, alla fine perde le staffe. Sono le 10.39 e cinque minuti fa, cordialmente, ci aveva risposto che sì, a Londra si trova un taxi in due o tre minuti, «sono cari, certo, ma non ti fanno perdere tempo». Ora invece urla inferocita. È arrivata una Toyota della Cotapi, la cooperativa più importante in città, e non ha nessuna intenzione di farsela sfuggire. «You are wily - grida - you are very wily».

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“Wily” in inglese condensa significati diversi e complementari: furbo, subdolo, vecchia volte, astuto, una piccola summa dell’Italian style, insomma, quello che le ha appena illustrato, con dimostrazione plastica, un signore approdato sui binari con un treno dalla capitale. L’ultimo taxi è passato sotto la pensilina 22 minuti fa. Il signore, è vero, è arrivato prima di Margaret, ma, vista la coda dei turisti in piedi, si era seduto sulla panchina in marmo, una decina di metri più in là. E ora rivendica l’ordine di arrivo e sguscia veloce sul sedile posteriore. «Aoh, a signò, c’ero prima io, un te preoccupà, statte bòna». Quella appena passata era l’ultima corsa di un convoglio di taxi che per circa venti minuti hanno atteso ventuno persone. Anzi quattordici, perché cinque erano riuscite a saltare sulla scia di taxi precedenti. Fra questi c’era anche l’ad di Acque spa Giovanni Paolo Marati. «Arrivo da Roma, e laggiù sì che beccare un taxi è un’impresa, qui può capitare di attendere un po’ ma niente di drammatico».

Drammatico a Roma è un’ora in coda con i trolley e le valigie ai piedi. «Proprio perché non è una metropoli non dovrebbe essere difficile trovare un taxi - dice Giacomo Tardelli, pendolare fiorentino - Io arrivo sempre verso le 9.30 e da settimane in meno di dieci o quindici minuti sembra impossibile acciuffarne uno, capisco non si tratti di tempi biblici, ma per un pendolare che si sposta per lavoro anche cinque minuti fanno la differenza». Le ultime licenze rilasciate dal Comune risalgono al 2006-2007, c’era ancora la giunta Fontanelli. E il totale dei taxi è fermo lì: 72 autorizzati, non si è mai spostata l’asticella. Guai a allargare le maglie e a concederne altre, del resto i taxi sono state stralciati dalle liberalizzazioni di Bersani. I tassisti non ne vogliono neppure sentir parlare. «Può capitare che in alcuni orari ci siano meno auto, anche se noi non abbiamo mai ricevuto proteste specifiche - dice Marco Pierotti, portavoce della Cotapi e uno dei delegati incaricati dalla assemblea dei soci a discutere nuove regole e turni con l’amministrazione Filippeschi - Svolgiamo un servizio pubblico, sebbene per farlo non riceviamo niente. E come alle Poste, al Cup o all’Asl, anche per poter avere un taxi in certi orari o momenti dell’anno bisogna attendere un po’ di più, un concetto semplice che non sempre viene compreso. Ma, a parte questo, il numero delle auto bianche è sufficiente».

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Secondo le cooperative infatti, sebbene siano 72 le licenze, sono 100 di fatto le auto, perché altrettanti sono gli autisti che le guidano. «E lo fanno con turni molto più lunghi, che variano da 12 a 22 ore - dice Pierotti - Alcune lavorano su tre turni e circolano dalle 8 del mattino alle 6 del giorno successivo».

Sarà, ma i numeri certificano un parco auto fra i più scarni di Italia. Dicono come la densità di taxi per ogni 1.000 abitanti sia 3,8 a Milano, 2,9 a Roma, 1,7 a Firenze e meno di 1 a Pisa. Eppure, niente nuove licenze. Non sarebbero sostenibili economicamente. Anche l’assessore alle attività produttive Andrea Ferrante dice che «non sono all’ordine del giorno». L’unica vera soluzione, suggerisce Pierotti, è un monitoraggio sui flussi. Perché se le auto bianche ogni tanto sembrano mancare all’appello è perché qualche tassista farebbe il furbo e salta il turno, magari perché poco redditizio. «D’altronde la crisi ha contratto enormemente i fatturati - dice Pierotti - da primavera ad ottobre c’è un’espansione dovuta al turismo, ma l’inverno è sempre molto gramo». «Stiamo lavorando - dice Ferrante - entro primavera contiamo di avere una revisione dei turni e un nuovo sistema di controlli più stringente che costringa i tassisti a rispettare le fasce orarie. Se ci sono lacune vanno colmate». Insomma, nuove regole. E anche sanzioni per i furbetti del turno comodo. «Certo - dice Pierotti - solo che sono sei mesi che chiediamo un incontro con l’assessore, non ci ha mai ricevuto».

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