Il Tirreno

Pisa

Tutti i giorni a pedali fra Viareggio e Pisa «Ma l’Aurelia fa paura»

di Mario Neri
Tutti i giorni a pedali fra Viareggio e Pisa «Ma l’Aurelia fa paura»

Fra avvallamenti, pozzanghere e incontri pericolosi nel bosco per Valerio Cinti, fisico di Enel, è la strada il peggior nemico

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PISA. Non è una mountain bike né una semplice bici da passeggio. «È robusta», dice, e la chiama Poderosa, come la moto del mito. E ok, lui non ci avrà attraversato polvere e natura, disperazione e bellezza per salvare dalla povertà il Sudamerica, ma anche Valerio Cinti, a suo modo, insegue un’utopia come il Che. Un sogno a pedali che ogni giorno si scontra con una dura realtà fatta di asfalto e gas di scarico, auto «che ti sfrecciano a un millimetro e potrebbero schiacciarti come un moscerino».

Più che un appassionato ciclista Valerio, 54 anni, è un ciclocombattente. Perfino quelli che finora erano in gruppo con lui, arrivati a San Rossore per una delle tappe della Pedalata del Tirreno, lo guardano come un alieno, ma lui non si dà per vinto: da dieci anni, ogni mattina, sale in sella e pedala da Viareggio a Pisa. «Faccio il ricercatore all’Enel, per arrivare in città passo sui viali versiliesi e lungo tratti sterrati, uno nel cuore del parco fra Torre del Lago e Marina di Vecchiano, in mezzo al bosco, spesso si fanno pure brutti incontri - racconta - Ma il pericolo vero è l'Aurelia, lì si rischia davvero la vita. Io ci ho fatto l’abitudine ma per i turisti è una specie di roulette russa. Quindi ben venga una ciclabile del Tirreno».

Per lui sarebbe anche l’occasione di avere un po’ di compagnia, perché durante la settimana Valerio è una specie di kamikaze solitario. Sembra aver intrapreso un’indomita battaglia. Anche lui, come il suo ispiratore, Che Guevara, macina 56 chilometri ogni giorno per un’idea. «Se realizzassero la pista si potenzierebbe molto il cicloturismo, sarebbe davvero una grande opportunità, ma serve sicurezza». Solo che gli standard di sicurezza di Valerio non sono alla portata di tutti. Per arrivare a San Rossore ieri il gruppo ha fatto la pista Coppi a Viareggio, il ponte ciclabile del porto, poi la Darsena, il viale Europa e il viale Marconi a Torre del Lago. «Durante la settimana percorro via Fosso Guidario, ma poi giungo nel solito punto». Da Torre del Lago una strada bianca si butta nel parco di Migliarino fino a Marina di Vecchiano, una sterrata piena di buche che con la pioggia si riempie di pozzanghere. «Andrebbe migliorata un po’», confessa perfino un duro e puro come Carlo Carminati, presidente pisano della Fiab. E anche se anche se «talvolta si rischiano frontali con cinghiali, daini e cervi - racconta - e spesso si fanno incontri ravvicinati con prostitute, spacciatori e brutti ceffi», per Valerio è una passeggiata. «In inverno al ritorno la percorro di notte, al buio, me la cavo con fari e torce». Tutto questo, insomma, non è niente rispetto all’Aurelia. Una linea retta eppure una giungla di pericoli e insidie. «Basterebbe poco - dice Valerio - magari recuperando lo spazio morto fra la sede stradale e la ferrovia. Si può fare». E lo dice uno che sui pedali ha girato mezza Europa. «Ci ho fatto il cammino per Santiago di Compostela, ci sono andato fino a Londra e una volta, ho percorso in bici da Viareggio a Maastricht». Ecco, l’Europa, appunto, il collettore dei finanziamenti per la mobilità sostenibile. «Peccato che poi - dice Cinti - che in Italia i soldi li buttiamo al vento, mica come in Olanda o in Germania, lì la bici sulle strade è davvero Poderosa».

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