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Pisa

Una forma rara e aggressiva

Una forma rara e aggressiva

Il tipo “norvegese” riscontrato a Pisa si trasmette oltre che dalla pelle anche attraverso gli oggetti

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PISA. Più aggressiva perché più contagiosa, più difficile da riconoscere perché più rara.

La scabbia norvegese è legata all’azione di un maggior numero di acari (piccoli insetti) che si introducono sotto la pelle della persona e le cure possono risultare meno efficaci anche perché, non di rado, s’iniziano più tardi.

Comunque, la forma squamo-crostosa (la norvegese appunto) si dimostra più resistente ai farmaci. In ogni modo, qualunque sia la forma, da sempre è presente nella storia dell’umanità. Si tratta di una malattia dovuta all’azione di un parassita, lo Sarcoptes Scabiei. Si trasmette soprattutto attraverso un contatto diretto da persona a persona oppure dormendo, ad esempio, nel letto dove abbia precedente dormito una persona affetta da questa malattia. Colpisce, in particolare, i polsi, le ascelle, le mammelle nella donna, i genitali fra gli uomini. Maggiormente a rischio sono i pazienti con carenza di difese immunitarie. Questo vale per la terza età e per le affezioni ad andamento cronico e debilitante. È caratterizzata dalla comparsa di un fastidioso prurito, caratteristico delle ore notturne: il parassito, infatti, scava nella pelle del soggetto minuscoli cuniculi dentro i quali lascia poi i propri escrementi. Si tratta di sostanze irritanti e motivo nella notte appunto di tali disturbi.

La diagnosi è clinica, cioè diretta, senza bisogno di effettuare alcun esame. La malattia non presenta un andamento stagionale, ma solo certi cicli ripetitivi nel corso degli anni (un raddoppio dei casi ogni dieci anni circa). Si può assistere però, via via, a delle recrudescenze sul piano della sua diffusibilità. Come consiglio, riteniamo sia opportuno non indugiare davanti ai primi segni dell’infezione. Esistono infatti validi e specifici rimedi in proposito, quali creme, pomate od unguenti a base di Permetrina oppure Benzoato di benzile. L’importante è spalmarle su tutta la superficie del corpo testa esclusa, anche dove non siano presenti lesioni cutanee. Già infatti dopo la prima applicazione, il parassita muore, comunque non è più attivo e quindi la persona colpita non è più contagiosa. In sostanza la cura deve però essere continuata alcuni giorni. La guarigione si dimostra rapida e totale.

Nel novembre dello scorso anno un caso di scabbia si verificò alla scuola elementare Gandhi di Pontedera, i cui genitori vennero informati per lettera dalla dirigenza scolastica. «La scabbia non è una malattia grave – precisò all’epoca l’Asl 5 – e guarisce senza conseguenze quando è trattata. In questi casi le complicazioni si limitano a lesioni da grattamento che si possono sovra infettare. Per la terapia è in genere sufficiente l'applicazione per 5 giorni consecutivi di lozioni antiparassitarie».

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa