Il Tirreno

Pisa

I mali della scuola

Stop ai crolli, verifiche in trenta plessi

di Mario Neri
Stop ai crolli, verifiche in trenta plessi

Termografie e test speciali sui soffitti, l’assessore Serfogli dà il via a un’indagine a tappeto per scongiurare altri cedimenti

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Andrea Serfogli non lo nasconde, l’obiettivo è la «sicurezza massima», una terapia d’urto per i plessi più fragili, tutte le “potenziali” Parmini. Sono almeno 30 le scuole che vuole far analizzare con le tecnologie più avanzate per le verifiche di stabilità degli edifici. Ha già un piano per scovare e disinnescare tutti gli intonaci dormienti e a rischio crollo che ancora i tecnici del Comune non conoscono.

«Non perché le scuole non vengano controllate, una verifica generale l’abbiamo fatta anche quest’anno - dice l’assessore plenipotenziario di Palazzo Gambacorti, titolare delle deleghe su bilancio, lavori pubblici e patrimonio - ma si tratta di test visivi e di “battitura”. Sono prove certificate ma non sempre bastano».

Alle Parmini, ad esempio, hanno tradito. Niente prima campanella. E anche alle Biagi. Qui, spiega Serfogli, non si sono mai registrate infiltrazioni, e nel 2009 erano stati investiti 350 mila euro per una ristrutturazione. Eppure l’intonaco ha ceduto. «Abbiamo capito che è un fenomeno che riguarda gli edifici scolastici costruiti fra gli anni ’50 e ’70, hanno tutti la stesa caratteristica. Le coperture sono in laterocemento: travi in cemento e mattoni forati. Funzionano, ma quando subiscono vibrazioni si spostano e fanno perdere coesione all’intonaco».

Per questo Serfogli ha dato mandato ai tecnici di far partire un’inchiesta a tappeto su tutti i plessi comunali realizzati in quegli anni. «Per quanto possa sembrare strano - racconta - questo tipo di problemi non riguardano le scuole sorte fra la prima e la seconda guerra mondiale o addirittura quelle precedenti, e ovviamente non quelle più recenti». Palazzo Gambacorti possiede 64 plessi: materne, elementari, asili nido, scuole medie; circa il 50% di essi risale al trentennio nel mirino.

L’idea è di sottoporre queste stutture a termografie, un test capace di rilevare crepe invisibili, porzioni di soiffitto fragili, leggermente distaccate ma non evidenti. «Solo dove l’esito della termografia non sarà perfetto, procederemo anche con prove a strappo - dice Serfogli - In sostanza prevedono l’inserimento di una placca sotto la superficie dell’intonaco e un tiraggio». Questo consentirà di misurare il grado di coesione e resistenza del materiale. «Dove riscontrassimo crepe e fragilità partiremo con un piano di pannellature Knauf, un sistema modulare che, oltre a garantire un risparmio energetico importante, salvaguarda da crolli non solo gli intonaci ma anche la parte di controsoffitto costituita da laterizi, quelli più pericolosi».

Ovvio, non significa che ci siano trenta scuole pericolose a Pisa, semplicemente si punta al «massimo della sicurezza». Serviranno soldi, ma è un investimento che eviterà le spese in somma urgenza (per le Parmini se ne andranno 55 mila euro, 10 mila per le Biagi). «So che i genitori ci criticano anche per i bagni sporchi, lavoreremo su quel fronte - conclude Serfogli - ma prima vengono le scuole sicure poi quelle belle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa