Sicurezza
E ora il Comune ci riprova: di nuovo all’asta l’ex Telecom
PISA. Il Comune ci riprova. Lunedì scorso Palazzo Gambacorti ha presentato il secondo bando per la vendita del palazzo ex Telecom. Con un importo richiesto di 6,2 milioni di euro, la nuova procedura...
PISA. Il Comune ci riprova. Lunedì scorso Palazzo Gambacorti ha presentato il secondo bando per la vendita del palazzo ex Telecom. Con un importo richiesto di 6,2 milioni di euro, la nuova procedura ricalca quasi per intero il bando pubblicato lo scorso giugno. A differenza del primo, il bando prevede un ribasso massimo del 3% rispetto al 20% di quello precedente. Un nuovo tentativo di vendere l'immobile di piazza Facchini, dopo il «fallimento» della prima procedura che ha visto una sola offerta da 5,2 milioni di euro (presentata dalla Fondazione Pisa) ritenuta però non congrua. Le opposizione intanto si compattano e accusano: «Procedura assurda». Secondo i gruppi di minoranza, la giunta ha scaricato tutta la responsabilità sul dirigente comunale preposto «senza esprimersi sull'opportunità o meno di mettere sul mercato l'immobile», accusa Elisabetta Zuccaro, capogruppo del Movimento 5 Stelle, e senza «una discussione sulle modalità di vendita visti i tempi rapidissimi con i quali l'amministrazione – prosegue Zuccaro – ha votato e approvato, a colpi di maggioranza, l'operazione». Con un ribasso del 16%, la Fondazione Pisa aveva offerto un milione di euro in meno rispetto all'importo stabilito dal Comune in 6,2 milioni di euro. Possibilità prevista dal bando, ma di fronte a proposte lontane dalla base d'asta l'amministrazione comunale si era riservato il diritto di valutare l'offerta. In giunta si è dibattuto a lungo, senza però arrivare ad un parere finale. «Tutto è stata scaricato sul dirigente – sottolinea Ciccio Auletta, capogruppo Ucic-Prc - che ha ritenuto non congrua l'offerta, sottolineando anche la mancanza di un parere da parte della giunta». Il dirigente non ha firmato l'atto anche «perché essendo una sola l'offerta arrivata non ci sono termini di confronto». Il bando, però, prevedeva anche questa possibilità. «A distanza di un mese - aggiunge Raffaele Latrofa, capogruppo Ncd - l'amministrazione decide di spostare il valore del bene di oltre un milione di euro come prezzo accettabile per la vendita: come farà a giustificare il passaggio dal 20 al 3% del ribasso massimo? L'amministrazione - accusa Latrofa - tratta un bene con un valore di oltre sei milioni di euro come un oggetto da poco conto e il risultato è che i tanti uffici ospitati fino a poco tempo fa nel palazzo sono stati trasferiti, mentre l'immobile resta invenduto e vuoto». Il Comune ha acquisito l'immobile che fino a qualche mese fa ospitava anche la sede della Sepi alla fine degli anni '90 con una spesa complessiva di oltre cinque milioni di euro (tra acquisto e ristrutturazione). «Venderlo a meno - conclude Simonetta Ghezzani, capogruppo di Sel - sarebbe stato assurdo».
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