Gioco
Chiesa di San Francesco, l'allarme del parroco: "Anni senza manutenzione"
Il prete francescano Tomasz Rylko chiede di fare presto: "Con le piogge autunnali c'è il rischio di nuovi cedimenti". Ma la Soprintendenza: "Noi con le armi spuntate, zero euro per la salvaguardia". Un mese per il ripristino
PISA. "Forse anche io dovrei fare come San Francesco quando da Gesù ricevette il messaggio di andare e riparare la chiesa". Padre Tommasz Rylko, francescano polacco, parroco della chiesa pisana intitolata al santo di Assisi sul tetto della quale ieri 17 settembre è stato scoperto un evidente cedimento strutturale, sceglie l'ironia per sfogare la frustrazione nei confronti delle istituzioni per quanto accaduto. "L'edificio è del demanio ma da anni la Soprintendenza non effettua la manutenzione per mancanza di soldi".
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Il crollo è stato scoperto il 17 settembre durante un sopralluogo sulle vicine Mura medievali cittadine dall'alto delle quali l'assessore comunale al Patrimonio, Andrea Serfogli, ha scorto la voragine su parte della copertura della chiesa. "E' stato l'assessore - racconta padre Rylko - ad avvertirci. Il cedimento risale a giorni precedenti, ma non ci eravamo accorti di nulla perché un controsoffitto impedisce di vedere il buco da sotto, ora speriamo in interventi urgenti per scongiurare il rischio di ulteriori crolli e infiltrazioni d'acqua, anche perché delle tre cappelle interdette al pubblico dai vigili del fuoco una è quella del conte Ugolino della Gherardesca e sarebbe un vero sfregio per la città impedire la visita di questo monumento a fedeli e turisti".
Il fattore tempo è quello che spaventa di più il parroco: "Senza interventi risolutivi e con l'arrivo delle piogge invernali c'è il rischio di arrivare alla chiusura al pubblico di tutta la chiesa, la più importante in città dopo il Duomo e quella di Santo Stefano dei Cavalieri".
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L'agenzia del demanio e la Soprintendenza dei beni artistici e architettonici della Toscana avranno un mese di tempo per risanare il tetto della chiesa di San Francesco a Pisa. E' quanto ha scritto il Comune in un'ordinanza di protezione civile già recapitata agli enti competenti dopo le indicazioni ricevute dai vigili del fuoco.
Entro una settimana però "i tecnici dovranno pronunciarsi sull'entità dell'area da interdire al pubblico per evitare pericoli in caso di ulteriori crolli". Intanto la Soprintendenza si è già mossa e il 18 settembre l'architetto Marta Ciafaloni si è recata nella chiesa di San Francesco per verificare personalmente i danni: "Interverremo subito - assicura - ma compatibilmente con l'accettazione dell'incarico da parte delle ditte, le quali sanno che saranno pagate non prima di un anno. In questo momento difficile poche sono quelle che hanno disponibilità immediata".
"Purtroppo - conclude la funzionaria della Soprintendenza pisana - paghiamo la scelta politica degli ultimi anni che ha portato a un irragionevole zero il finanziamento dei restauri condotti dalle Soprintendenze e alla decimazione del personale con evidenti conseguenze per il patrimonio"
"Si parla tanto di Beni culturali, ma io penso che l'Italia non abbia futuro. E il crollo di Pisa altro non è che l'ennesima situazione determinata dall'assenza di una visione nelle scelte politiche del governo", prosegue Ciafaloni. "Una volta - spiega - si facevano pronti interventi e avevamo certezze degli stanziamenti, oggi non ne abbiamo più. La chiesa di San Francesco ha problemi strutturali anche per il suo meraviglioso chiostro, noi abbiamo già redatto da tempo un progetto cantierabile, ma non abbiamo i soldi per eseguire l'intervento".
Ciafaloni attacca i governi degli ultimi anni "perché dalla Melandri in poi abbiamo avuto solo tagli continui fino alle zero di oggi per i restauri: ma la colpa non è del ministro Franceschini, che pure per Pisa (per la Certosa e il museo delle antiche navi) si è impegnato personalmente, bensì della politica economica fatta sullo stile Bocconi, cioè a tavolino".
"Questa politica economica - insiste - è sterile, esclusivamente teorica, malefica, e non tiene conto delle singole situazioni".
"Nel nostro Paese - conclude Ciafaloni - si parla tanto di cultura e valorizzazione dei beni culturali, ma non si individuano le strade per farlo. Le leggi degli ultimi 5-6 anni sono da mettersi le mani nei capelli. Il governo non fa niente perché il settore dei beni culturali diventi il settore trainante dell'economia italiana. Il ministero dell'economia non fa nulla per finanziare il recupero dei beni culturali. C'è un errore di visione della gestione della politica e delle scelte economiche. Dovremo renderne conto alle generazioni future. All'estero invece vedo che funziona diversamente e funziona bene".
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