Sicurezza
Gli Scoli sono intasati per colpa del Comune
L’accusa documentata da Acque Spa: il canale dell’Ottocento è ostruito da rifiuti provenienti dalla cattiva manutenzione: «Solo il 2% è organico»
PISA. Ci sono finiti pezzi di plastica, sassi, i resti di vecchi copertoni, legname, e un amalgama indefinibile e quasi inguardabile di anni e anni di incuria e cattiva gestione del territorio. Si prevedono giorni e giorni di rimpalli senza sosta, rimbalzi di responsabilità da un ufficio all’altro sulla foto che state guardando.
Ritrae il canale degli Scoli pisani e, sebbene all’indomani del nubifragio del 24 agosto, quasi tutti si siano sperticati nel sostenere che “no, Pisa non era diventata una laguna per colpa della scarsa manutenzione alle fogne”, ecco, quelle sono le condizioni della condotta che ha trasformato Corso Italia nel Canal Grande. Lo scatto è finito nel dossier che Acque spa ha aperto dopo le verifiche al canale su viale Bonaini, e a cui Il Tirreno ha avuto accesso.
Un’immagine, secondo la società, che documenterebbe proprio le responsabilità del Comune. Una parziale ammissione, giovedì scorso, l’ha fatta Andrea Serfogli rispondendo a un question time in Consiglio comunale. Il canale ottocentesco – ha detto l’assessore a bilancio, lavori pubblici e ad un sacco di altre cose – si è interrato per due terzi. Alto due metri e largo uno e mezzo, è invaso per più della metà della sua sezione da materiale accumulato in decenni. Un atto di trasparenza con cui informava l’assemblea di Palazzo Gambacorti però anche di aver già spedito una lettera e pressato Acque spa perché provvedesse a rimuovere.
È la società «il soggetto competente per la fognatura mista», ha detto. E sarà lei a doversi far carico della pulitura. Insomma, se Corso Italia si è allagato non guardate noi. L’amministrazione comunale però «si è dichiarata disponibile a concorrere alla spesa», ha precisato Serfogli. Costo dei lavori per cento o duecento metri di fogna: 600 mila euro. Ma è davvero così? Corso Italia (dove invece le fogne sono state rifatte da poco) e la stazione sono andate sott’acqua per i mancati interventi del gestore idrico?
Tecnici e vertici di Acque sono di un altro avviso, anche perché quel materiale, che lascia appena settanta centimetri di spazio al passaggio dei reflui e delle acque piovane, l’azienda lo ha fatto analizzare. E solo il 2% è risultato di natura organica.
Tradotto: «Solo una piccolissima parte di ciò che fa da tappo e ha impedito alla fognatura di funzionare a dovere, facendo defluire la pioggia, proviene dagli scarichi civili – dice il presidente di Acque Giuseppe Sardu – Tutto il resto è materiale inerte. Che significa? Significa spazzatura, rifiuti, terra, sassi, plastica che è passata dai tombini e dalle caditoie, materiale derivante da una cattiva pulizia delle strade. E la gestione del territorio spetta al Comune, non a noi».
I vertici di Acque assicurano: niente scarica barile, l’azienda farà la propria parte, ma ha portato la foto in Comune (ieri, nella riunione della commissione lavori pubblici) e riferirà al Consiglio comunale la prossima settimana. «Non abbiamo nessuna intenzione di farci pressare, anche perché quel canale non può rimanere in quelle condizioni – dice l’ad di Acque, Giovanni Paolo Marati – Ma non possiamo essere considerati responsabili tout court. I cittadini pagano la bolletta per ciò che consumano e ciò che inquinano dalle loro case, per la pulizia delle strade e la cura del territorio versano le tasse al Comune. Per questo, faremo il lavoro, ma una volta fatto presenteremo il conto».
La questione cruciale, a cui neppure la spa dell’acqua sa rispondere, è quanti siano i canali ostruiti in quel modo. «Servirebbe che il Comune avviasse una campagna di verifiche a tappeto». Magari prima del prossimo nubifragio. Prima che Pisa ridiventi Pisezia.
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