Il Tirreno

Pisa

Tetti, solai, scale, eternit quei 39 “sos” inascoltati

di Mario Neri
Tetti, solai, scale, eternit quei 39 “sos” inascoltati

In provincia sono 47 le scuole segnalate al Miur per ottenere i finanziamenti: solo 8 gli edifici che hanno ricevuto risorse, mancano all’appello 20 milioni

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PISA. Se vi chiedeste perché continuino a cadere intonaci, a crollare finestre, e perché da un anno all’altro corridoi, palestre e classi siano sempre gli stessi, una triste ripetizione di una fotografia ormai ingiallita, sappiate che vi state ponendo una sorta di domanda retorica. La risposta è sempre la stessa: soldi.

La sicurezza impossibile. Una voragine finanziaria che sta mettendo a rischio non solo la serenità degli alunni ma anche le loro vite. Questo vuoto per Pisa vale quasi 20 milioni di euro. Anzi potrebbe valere il doppio, e vedremo perché. Basti sapere che quella cifra è lo stretto necessario per risolvere le emergenze, 39 dei 47 s.o.s lanciati mesi fa da Comuni pisani e Provincia allo Stato per ristrutturare immobili fatiscenti, bonificare gli istituti dal cemento amianto, per rifare tetti, solai, pavimenti, scale anticendio, impianti elettrici se non addirittura per costruire nuovi istituti.

Il piano di Renzi. Un elenco di richieste inviate al ministero dell’Istruzione e al governo, che a fine maggio ha varato un grande pacchetto di risorse dedicato all’edilizia scolastica. Il premier Matteo Renzi ne era convionto: si sarebbe trattato di una svolta, la chiave per mettere in sicurezza le scuole del Paese. Il piano consente a Regioni ed enti locali di accedere a mutui agevolati della Banca europea degli investimenti (Bei). Obiettivo: risolvere i casi più critici. L’idea è di attivare 3,7 miliardi in tre anni da spalmare su 6.368 interventi. Si è subito scoperto che c’è una sfasatura incolmabile fra i bisogni di sicurezza e le reali disponibilità finanziarie.

Gli s.o.s inascoltati. Dalla provincia di Pisa sono arrivate 47 domande di finanziamento, il ministero ha assicurato copertura ad 8 scuole, il 17% di quelle annofverate fra le priorità. Una percentuale non trascurabile se paragonata al successo medio delle domande giunte dalla Toscana. In regione, nel 2015, dovrebbero venir attivati investimenti per 56,5 milioni di euro, capace di finanziare 63 scuole a fronte delle 526 istanze.

Si parte, con le briciole. Ma qualcosa si muove. Sono 8 gli edifici scolastici ad aver ricevuto il via libera, due in città e sei nei Comuni della provincia. Totale 6,3 milioni di euro assegnati dei 25,35 di cui le nostre scuole avrebbero bisogno. Anzi, dei 50 milioni e più, perché il decreto firmato dal ministero Stefania Giannini si fonda su un presupposto imprescindibile: la compartecipazione al finanziamento dell’ente che ne fa richiesta, che quasi sempre è pari al 50%.

Il primato dell’Ipsia. Eppure Pisa è riuscita anche a segnare un primato. Prima in graduatoria, in vetta alle priorità delle scuole toscane il Miur ha posizionato l’Ipsia Fascetti. L’istituto superiore di via Rindi non poteva attendere oltre. I 1.500 metri quadrati di tetto sotto cui passano metà delle loro giornate centinaia di teenager sono ancora in eternit, lastre di cemento amianto che non dovrebbero essere più lì da anni ma per cui nessuno ha mai trovato il denaro necessario alla bonifica. Adesso la provincia potrà accendere un mutuo da 529 mila euro.

I fortunati. Potranno godere di un restyling anche le elementari Collodi a Pisa (700 mila euro dalla Bei, altri 600 mila dal Comune), poi la Don Milani di San Miniato (410 mila euro), la media Giunta Pisano di Calci (700 mila euro), la scuola dell’infanzia a Terricciola (700 mila), le due Martin Luther King di Calcinaia (sia il comprensivo che la media 1,4 milioni), la scuola di Capannoli (2 milioni).

Il caso Marchesi. In un limbo di incertezza economica restano invece 39 istituti, oltre 19 milioni di euro di mancati finanziamenti. Fra questi spicca, a sorpresa, uno dei nodi più spinosi per l’edilizia scolastica pisana, il complesso Marchesi. Da anni l’area che ospita il liceo Buonarroti e l’istituto Santoni agogna una rinascita urbanistica. Nel 2009 la Provincia ci spese circa 4 milioni. Ma la struttura, costruita negli anni ’70 con materiali fragili e deteriorabili, ha ancora sete di manutenzione. A marzo un grande lucernario si schiantò al suolo in un laboratorio. Solo per caso in aula non c’era nessuno. L’s.o.s inviato a Roma era da 650 mila euro. Il governo ha risposto picche. Del resto, il Marchesi non è un’eccezione nella provincia che conta più del 50% delle scuole inagibili. Chi lo dice? Sempre il governo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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