Il dolore
Che vertigine... il metal detector
Debuttano i nuovi controlli al monumento simbolo di Pisa Sorveglianza affidata ai parà: «Ora turisti e cittadini sereni»
PISA. «It’s normal». È normale, «è così in tutto il mondo», dice Ernst Scheel, che con Alina si appresta alla salita. La Torre è una delle tappe «imperdibili» per questa coppia di sposini bavaresi, perché se il grand tour nuziale lo hai programmato in Toscana non puoi fare a meno di vedere il miracolo pisano, non c’è metal detector che tenga.
«Anche perché - sostiene Ernst - ormai i controlli antiterrirismo sono dappertutto, li ho trovati al Metropolitan Museum a New York e pure ai piedi della Tour Eiffel. Io, le dirò, ne sono contento, mi sento al sicuro». «Bè, giusto no? Con tutto quello che si sente sull’Isis...», allarga le braccia di fronte alla paletta Rashid, che viene dall’Aurabia Saudita.
Il primo a sollevare il problema fu il prefetto Attilio Visconti a gennaio scorso, dopo l’attentato alla rivista Charlie Hebdo. Le successive aggressioni ai simboli della cultura dell’Occidente hanno fatto il resto. Era quasi scontato che una delle meraviglie del mondo finisse nella lista degli obiettivi sensibili. Ma i turisti sono (quasi) tutti d’accordo. Per loro avviene tutto «normally», normalmnente. Nove su dieci non sembrano neppure accorgersene, arrivano al cancelletto che si affaccia alle scalette del catino e, quasi senza venir sollecitati, allargano gambe e braccia. Neozelandesi, tedeschi, inglesi, francesi, giapponesi hanno tutti gli occhi incollati alla Torre, a loro le “palette rivelatrici” non interessano. Non vedono l’ora di percorrere la spirale che porta alla cima e capire se anche da lassù si avvertirà la vertigine della pendenza.
«Sarà normale per loro, io non ne sapevo niente. La Torre nel mirino dei terroristi?! A dire la verità sì, un po’ mi preoccupa», sgrana gli occhi Silvia, giovane tour operator spagnola. Di fronte a lei, Monica e Cristina sorridono. Sono due dipendenti della cooperativa Impegno e futuro a cui l’Opera primaziale del Duomo ha esternalizzato sorveglianza e controllo ingressi a molti dei monumenti di Piazza dei Miracoli. Una stacca il biglietto, l’altra procede alla “perquisizione” a raggi x, sotto la ligia e severa supervisione degli uomini in mimetica.
L'organizzazione del servizio è affidata ad una gestione mista. «Da una parte c'è il nostro personale - dice Gianluca De Felice, segretario dell'Opera - e dall'altra gli uomini dell'Esercito, che da tempo presidiano la piazza con il progetto "Strade sicure". Costi? Appena 800 euro per le palette. Sono certificate, non emettono alcun tipo di radiazione. Sono a batteria e hanno un’autonomia di un’intera giornata, ne abbiamo comprate anche di scorta». Per ognuno dei 500 mila visitatori annuali (si entra a gruppi di 40 persone ogni quarto d’ora) d’ora in poi la procedura sarà la stessa: la paletta percorre due leggere parabole, prima dalla fronte alle caviglie, poi dalla nuca ai talloni. È il debutto. E, a parte qualche intoppo, lo start fila liscio. Le guide turistiche, che frequentano le meraviglie pisane ogni giorno, sembrano le più disorientate. «Ora dovete spiegarci bene come funziona», chiede una donna tradendo un po’ di agitazione. Gli unici visitatori ad alzare un sopracciglio ogni tanto sono gli italiani. «Scusate, ma che è successo?», chiedono Benedetto e Carolina, una coppia di trentenni romani. «Per noi è pane quotidiano», scherza William, statunitense. I parà presidiano la piazza da maggio. Sorveglianza 24 ore su 24. «Non ci sono stati problemi - spiega uno dei militari della caserma Gamerra - i turisti sono collaborativi. La nostra presenza è ben accetta, anzi rassicura. Dobbiamo mettere a punto solo qualche dettaglio». Gli accorgimenti per la sicurezza sono pochi ma inderogabili. Sulla Torre si sale dopo aver pagato 18 euro di ticket e lasciato zaini e borse al guardaroba, vicino alla biglietteria. Lungo il camminamento di ingresso ci sono ben 4 cartelli. «Ma nessuno li legge - racconta lo stagista incaricato del filtro alle code - mi sono già preso tre partacce. Il parà mi ha ripreso perché ho chiesto a un turista di tornare a depositare il marsupio.
Dice: “Non essere così fiscale”. Poi l’ho fatto passare e allora mi hanno rimbrottato le ragazze. Ma insomma, che devo fare?».
@mario78neri
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