Sicurezza
È autistico, ma l’Asl gli nega il pulmino
La mamma: «Ho fatto la richiesta in ritardo, ma possibile che non conti la patologia nella selezione?»
PISA. Nel suo mondo anche il confine fra un’auto e un pulmino fa la differenza. «E quando varca la portiera della macchina tutto diventa più difficile, i suoi pensieri già fragili sembrano crollare, la sua serenità svanisce per lasciare spazio a tumultuose esplosioni di rabbia e violenza. Insomma, fa paura, diventa pericoloso», racconta la mamma.
Perché è un ragazzo di 24 anni affetto da autismo, e quando si infrange la sfera protettiva delle sue abitudini e dei suoi piccoli gesti quotidiani «si scatena, perde il controllo, diventa aggressivo, fin quasi ad arrivare a far male. E soprattutto retrocede, si neutralizzano in un attimo i progressi fatti nella socializzazione, si chiude a riccio e sa solo agire con la forza».
Per questo i suoi genitorida giorni sono proccupatissimi e ora lanciano un appello pubblico alle istituzioni. Chiedono aiuto perché l’Asl ha comunicato loro che da lunedì per il figlio non ci sarà più il servizio navetta che lo accompagna tutti i giorni da San Rossore all’Istituto Stella Maris di Montalto a Fauglia da anni, un centro per ragazzi e ragazze, uomini e donne con problemi psichici anche molto gravi. Per il giovane quel posto è l’unica oasi di pace, ma prima di Montalto, ancora più lo è il pulmino. «Ogni mattina è felice di vederlo arrivare, sa che a bordo ci sono i suoi amici, che potrà stare con qualcuno. Purtroppo quest’anno ho dimenticato di fare la richiesta in tempo - confessa la madre - ho mandato la lettera qualche giorno dopo la scadenza del bando», e siccome l’unico criterio di assegnazione del posto sul pulmino è la rapidità di invio della domanda, «noi siamo finiti in fondo alla lista, per un mese niente trasporto».
Chi prima arriva prima alloggia, insomma. Nonostante qui non ci siano in ballo semplici patologie, il ragazzo è rimasto a piedi. E a portarlo adesso dovranno essere sua mamma o suo babbo. «E abbiamo una paura tremenda perché è già successo a luglio: per dieci giorni veniva a Montalto in macchina con uno di noi ed è stato terribile», raccontano. Sale in macchina, per qualche minuto resta fermo sul sedile posteriore, «e poi improvvisamente si scatena - aggiunge il padre - tira pugni, ti gira un braccio intorno al collo oppure ti arpiona gli occhi con le dita. Vuol dire rischiare un incidente in qualsiasi momento». I genitori sono andati all’Asl e alla Pubblica assistenza, «abbiamo incontrato comprensione ma facce impotenti di fronte alle regole burocratiche». A loro basterebbe anche un volontario che li aiuti a tenee fermo Simone durante il viaggio, ma forse questo ragazzo merita di più. No?
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