Finanza
«Il mio erede? Dovrà lavorare in continuità»
Il sindaco Marco Filippeschi sulle emergenze cittadine: «D’ora in poi conferenze di servizio per ogni quartiere»
di CRISTIANO MARCACCI
In città la corsa al “dopo-Filippeschi” è già partita. I primi segnali sulle modalità di ripartizione delle forze in campo si avranno certamente con l’elezione del nuovo segretario cittadino del Partito Democratico, ma è d’obbligo evidenziare che la pistola dello “starter” ha sparato troppo presto. Quando c’è da prepararsi ad occupare una poltrona di prestigio la politica galoppa, mentre va al rallenty quando c’è da risolvere i problemi della gente. Può sembrare un discorso populista, ma nella realtà è spesso così. A Roma come a Pisa.
Mancano sempre due anni e mezzo al termine del mandato del sindaco Marco Filippeschi. Alcuni hanno già avanzato i nomi dei possibili eredi, altri lo faranno. Nei prossimi mesi c’è chi si brucerà e c’è chi prenderà pian piano forza diventando una candidatura concreta. Nel frattempo, il primo cittadino sta alla larga da certe discussioni e sta alla finestra. A vedere l’Arno scorrere e la città che ha voluto, quella per la quale sta lavorando tuttora e quella che vorrebbe.
Sindaco, cominciamo dall’ultima emergenza. In quale modo starete vicino ai cittadini danneggiati dal nubifragio e in quale modo cercherete che certe scene non si ripetano?
«La Regione ha inviato a Roma la richiesta di stato di emergenza nazionale e il Consiglio dei Ministri dovrà decidere. Purtroppo, siamo rimasti vittime di un evento dalla portata eccezionale, così ce ne sono stati due in novant’anni. Ora occorre sostenere il più possibile coloro che hanno avuto danni, in modo che riescano ad avere parziali risarcimenti. La Protezione civile ha il compito di eseguire i sopralluoghi e di redigere delle schede apposite. I residenti “colpiti” devono ovviamente mettere da parte tutta la documentazione, come perizie, fotografie e attestazioni. Perché simili situazioni non accadano più in futuro c’è solo da operare con una vigilanza attentissima rispetto all’intero reticolo idraulico, con una particolare attenzione alle zone maggiormente critiche, quelle che “cadono” in sofferenza più di altre anche con una minore quantità di pioggia. Penso, ad esempio, a San Giusto, quartiere la cui struttura non ha ancora compensato la presenza della superstrada Firenze-Pisa-Livorno. La mia idea è quella di organizzare al più presto una riunione tra tutti i soggetti interessati per le varie competenze (Acque spa e Consorzio Fiumi e Fossi soprattutto), in primo luogo per avere uno screening della situazione reale, in secondo per programmare delle conferenze di servizio periodiche dedicate ai punti più critici. Penso, a questo proposito, alla zona di Pisa Nord, ma anche a Pisa Sud, alla zona industriale ed a Porta Fiorentina. Per queste aree ci saranno sicuramente dei riferimenti per quanto riguarda le scelte di bilancio. Inoltre, dovremo valutare se nell’ambito del People Mover potrà essere compreso un investimento aggiuntivo in grado di consentirci un intervento di dimensioni maggiori alle opere idrauliche».
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Relativamente al piano strutturale quali provvedimenti intende prendere?
«Prendendo ad esempio in considerazione Cisanello, ci sono aree che possono funzionare benissimo da casse d’espansione. Ovviamente, ci sarà da confermare la inedificabilità di determinate zone agricole, dove poter convogliare le acque».
Il presidente della Regione Enrico Rossi fu criticato il giorno stesso dell’emergenza-nubifragio quando venne in città e disse che in futuro i pisani si sarebbero dovuti dotare di paratie per case e negozi. Fu infelice come uscita?
«Sono d’accordo con Rossi su alcune cose. Sulla necessità di sperimentare un sistema di avvisi mirati, tramite Sms, in caso di allerta meteo, che comprenda anche i proprietari delle auto presenti nei vari posteggi. Ma anche su quella di organizzarsi in proprio per la difesa dall’acqua con l’utilizzo di presidi fisici come appunto le paratie».
A proposito di Rossi, nei prossimi giorni Saint-Gobain ha di fronte un importantissimo appuntamento: festeggerà il compleanno numero 350. Il presidente della Regione Toscana presenzierà all’evento?
«La grande festa per la Saint-Gobain ci sarà nei primi giorni di ottobre. E Rossi sarà presente. Sarà anche l’occasione per presentare ufficialmente un grande progetto che riguarda una delle industrie maggiormente legate alla storia economica di Pisa. Si tratta di un progetto per il recupero energetico del calore che viene prodotto con le lavorazioni. Attualmente questo va disperso ed invece pensiamo possa essere utile per mettere a punto e alimentare un sistema di teleriscaldamento per la zona di Porta a Mare. Si tratterebbe di un’esperienza-pilota a livello nazionale. Inoltre, l’azienda ha programmato la ristrutturazione di alcuni suoi vecchi capannoni dotandoli di impianti fotovoltaici».
Qualche spiraglio, dal punto di vista della ripresa economica, c’è. Ma non è abbastanza per invertire la tendenza. Pisa in quale situazione si trova?
«Rispetto all’andamento generale penso che la città si trovi in un frangente abbastanza fortunato, in una fase di progettualità di sviluppo che potrebbe fornire l’impulso per un rinnovato giro economico e di lavoro. I lavori ordinari, infatti, devono essere sostenuti con gli investimenti sullo sviluppo. E questo deve essere così a maggior ragione se parliamo di Pisa, città contraddistinta da un brand eccezionale qual è la Torre. Noi i vari tipi di turismo ce li possiamo permettere tutti, e alla grande: oltre a quello tradizionale, d’arte, ci sono quelli aziendale, della salute, verde e sportivo».
Capitolo degrado: si sente sindaco di una città troppo sporca?
«Se talvolta la città appare sporca è sicuramente per il rapporto tra residenti e frequentatori. I primi sono oltre novantamila, ma la città produce rifiuti per oltre 160.000 persone. E poi c’è chi la sporca in modo notevole. Sul fronte del degrado, molti risultati li abbiamo ottenuti, come ad esempio in piazza delle Vettovaglie, dove abbiamo trovato le risorse per la nuova lastricatura e la ritinteggiatura dell’ambiente. Ritengo che la migliore arma contro l’incuria sia quella di recuperare la tipicità dei luoghi, che a Pisa negli ultimi quindici anni è stata letteralmente sconvolta».
Crede ancora nella possibilità di far nascere un maxi Comune d’area, con Pisa insieme a Vecchiano, Calci, San Giuliano, Cascina e Vicopisano?
«Intanto, procederemo con il piano strutturale d’area, che ci consegnerà una programmazione urbanistica finalmente unitaria. Sarà il primo passo verso la creazione di una grande città da duecentomila abitanti, la seconda della Toscana, con una sua naturale evoluzione istituzionale attraverso la suddivisione delle competenze tra i vari municipi (con proprie assemblee elettive). Come succede a Roma».
Da oggi fino al termine del suo mandato quali sono i progetti a cui intende dare una spinta decisiva?
«Uno riguarda sicuramente la caserma Artale di via Roma. Se venisse recuperata con abitazioni e uffici, ci sarebbe la possibilità di dar vita ad un’area in grado di diventare la seconda piazza della città dopo piazza Martiri della Libertà. Inoltre, nell’ambito dell’accordo di programma per l’ospedale, c’è la tangenziale di nord-est, per la quale siamo ora alla fase di previsione urbanistica con il progetto della Provincia. Un’opera che ci consentirà di liberare la parte nord da ogni strozzatura e di decongestionare via Contessa Matilde. E poi c’è il collegamento con busvia tra la stazione ferroviaria e Cisanello, che sarà possibile realizzare inproject financing. Quest’ultimo si ripagherà con il tempo e non costerà un euro all’amministrazione comunale».
E per il litorale?
«Mi auguro di poter aiutare i proprietari del porto a concludere il progetto. Io ci credo ancora parecchio. Le altre cose che mi stanno particolarmente a cuore sono la riqualificazione di piazza Viviani e il rifacimento del lungomare, per il quale però occorrono fondi aggiuntivi».
Ma l’ex sindaco Filippeschi, tra due anni e mezzo, cosa farà da grande?
«Non saprei proprio rispondere. Non ho mai pensato alla mia posizione personale, e non ci penso soprattutto ora, in una fase in cui non basta essere bravi. Occorre anche sgomitare. Sono sempre stato un uomo di squadra».
Immagino che nomi non ne voglia fare nemmeno sotto tortura, ma un identikit del suo successore ce l’avrà di certo. Qual è?
«Il prossimo sindaco dovrà essere uno che vuol bene a Pisa, intimamente legato con la città. Dovrà avere un’alta visione progettuale, ciò che ora rappresenta la grande forza di Pisa, e dovrà operare con la forza della continuità, senza porsi limiti e con prospettive ambiziose, tipiche delle città europee più dinamiche».
Ma ce la farà il Pd a rivincere in questa città?
«Mi auguro si mantengano le caratteristiche che hanno fatto del centrosinistra uno schieramento vincente. Tra queste, la capacità di dimostrarsi coesi nei momenti che contano, non litigiosi e vicini ai cittadini. Se le basi saranno queste, allora ci sarà un lungo periodo di governo. Altrimenti, diventeremo simili agli altri ed i rischi si innalzerebbero. Va certamente bene il rinnovamento, ma guai a perdere il nostro Dna».
Ce lo vedrebbe bene Enrico Rossi sulla poltrona di segretario nazionale del Pd?
«Enrico è perfettamente in grado di stare al vertice del partito. Vedremo, ci sono quasi due anni. Sosteniamo comunque Matteo Renzi, dovremo valutare il suo lavoro, non solo di partito. È insieme segretario e guida del governo. È lo statuto del Pd che lo prevede, com'è per gli altri partiti europei. È stato un passo in avanti che tutti abbiamo voluto con la fondazione del Pd. È bene non tornare indietro».
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