Sicurezza
LA BUONA SANITÀ C’È ANCHE IN CARCERE
di FRANCESCO SABBATINO Ho 65 anni e da quasi sei sono recluso presso la casa circondariale Don Bosco di Pisa. Sono una persona molto schiva, dunque scrivere questa lettera con l’intento di renderla...
di FRANCESCO SABBATINO
Ho 65 anni e da quasi sei sono recluso presso la casa circondariale Don Bosco di Pisa. Sono una persona molto schiva, dunque scrivere questa lettera con l’intento di renderla pubblica è per me un grande sforzo. Il motivo che mi ha spinto a prendere questa decisione così importante è scaturito da un evento che mi ha cambiato la vita. Sono un malato di epatite C, che con il tempo si è tramutata in cirrosi epatica, il giorno che mi è stata diagnosticata la malattia, mi è crollato in un istante il mondo addosso. In un attimo ho visto la mia vita scorrere davanti ai miei occhi come una pellicola di un film, di quelli in bianco e nero, ho pensato subito alla mia famiglia, a ciò che ho perso negli ultimi anni e che mai più avrei potuto recuperare.
Oggi, grazie ad una cura sperimentale e innovativa, tra l’altro molto onerosa, a spese della sanità della Regione Toscana, sono riuscito a guarire del tutto: è stato un vero miracolo e devo ammettere che senza l’aiuto psicologico, ma soprattutto affettivo dell’ambiente che mi circondava, non so se ce l’avrei fatta, oggi per la prima volta a ho imparato la gioia di vivere. Sono rinato e non importa se sono in galera.
Ringrazio il presidente della Regione Enrico Rossi, l’assessore alla sanità Stefania Saccardi che hanno dato la disponibilità a questa cura molto costosa. Grazie a loro sono uno dei pochi, se non l’unico detenuto in Italia, che ha potuto fruire della nuova cura “sovaldi”. Grazie al direttore del carcere di Pisa Fabio Prestopino che si è adoperato nel miglior modo per far sì che si abbreviassero i tempi burocratici, grazie alla dirigente sanitaria Manuela De Franco, alla dott.ssa Bianca Maria Melis, all’infettivologa Sara Bonelli, al dott. Antonio Romano ed a tutti gli infermieri, grazie all’area pedagogica, in particolare alla dott.ssa Alessandra Truscello, grazie anche agli assistenti capo Vito Ruggero e Gaetano Penna, responsabili del mio lavoro intramurario, grazie ai miei amici più stretti della sezione polo universitario. Nel carcere di Pisa esiste una buona sanità e una predisposizione di un vero reinserimento per chi come me si è trovato di fronte ad gli errori.
(l’autore è detenuto alla casa circondariale Don Bosco)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google