Il Tirreno

Pisa

Il paziente va in reparto: «Come sto? Così...»

Lascia la rianimazione lo studente sardo colpito dal batterio C. Per i medici è in netto miglioramento

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PISA. «Ehi sei proprio tu?». Pochi secondi, la porta del padiglione 31 si apre, e tu ti fai da parte, perché ci si fa sempre da parte quando passa il dolore. Cielo terso, aria settembrina, mezzogiorno di luce e lavanda. Anche una barella può lasciare la scia, prenderti allo stomaco. «Come sto? Così...». Lo studente di matematica per cui in questi giorni abbiamo sperato, tremato e infine quasi gioito (non senza egoismo), è un ragazzo che lotta aggrappandosi ad un pensiero semplice, quasi ad un’evidenza empirica. «Così.. sto così..», dice voltandosi verso la voce sconosciuta che lo interroga mentre i volontari lo sospingono verso l’ambulanza. Nulla di più. Solo la testa che si reclina all’indietro, la barba incolta, i bulbi azzurrini che navigano fra le palpebre. Se ne parte per il nuovo reparto. Destinazione: quattro padiglioni più in là, addio rianimazione. Migliora questo ventitreenne moro venuto dalla Sardegna quattro anni fa per iscriversi a Matematica. Si vede, anche se ancora stordito, confuso dalla malattia che, anche se ti risparmia, ti scuote la mente e annebbia i pensieri. Ma ha le spalle larghe e secondo i medici è fuori pericolo. Da ieri ha lasciato il reparto di rianimazione del pronto soccorso per approdare nella degenza di Malattie infettive guidata da Francesco Menichetti. Con lui da ormai cinque giorni ci sono la ragazza e la mamma, volata da Olbia poche ore dopo aver saputo che il figlio era stato colpito da meningite di tipo C. Spesso capitano anche gli amici che l’hanno accompagnato nella notte. E oggi finalmente si vedono anche i sorrisi. «La terapia ha funzionato, è sveglio, lucido, collaborante e il quadro settico, dopo le terapie tempestivamente somministrate, risulta in regressione», dice il primario. Dopo essere uscito dal coma, dunque, un altro segnale positivo. Forse quello determinante. «Se tutto dovesse filare lisco - dice Paolo Malacarne, primario della rianimazione dell’emrgenza urgenza - nel giro di due settimane potrebbe essere fuori». Nel reparto dei semivivi stava isolato, in una stanza chiusa con le tapparelle abbassate. Non perché contagioso, niente paura. Ha smesso di esserlo dopo le prime terapie di antibiotici. La meningite è così: una fascia intorno ai pensieri, una camicia di forza per i riflessi, ogni luce come un’abbaglianti nella notte, ogni suono come un frastuono. Da ieri però il matematico sta «così». Niente male.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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