Il Tirreno

Pisa

Anti-alcol e bivacchi ordinanze da rifare

di Francesco Loi e Daniele Benvenuti
Anti-alcol e bivacchi ordinanze da rifare

Le richieste delle associazioni di commercianti alla Prefettura

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PISA. «Ripristinare l’ordinanza anti alcol», chiede Marco Sbrana, direttore della Confesercenti. «L’ordinanza anti bivacco deve tornare in vigore e il campo di applicazione allargato a tutto il quartiere per essere realmente efficace», propone Federico Pieragnoli, direttore di ConfcommercioPisa. Prefettura in primo luogo e Comune sono chiamati in causa dai vertici delle associazioni dei commercianti. Soddisfatte del rilancio del progetto di riqualificazione di viale Gramsci, chiedono però anche un ulteriore giro di vite a suon di ordinanze (quelle possibili) per contrastare degrado e microcriminalità in zona stazione.

Le ordinanze. Se l’ordinanza anti bivacco è scaduta all’inizio di maggio, quella anti alcol non è stata resa operativa. «Avevamo sollecitato la prefettura a ratificare l’atto - riprende Sbrana - visto che l’assenza di un provvedimento anti alcol ha aumentato il disagio. Si consideri che in questo siamo stati sollecitati dai nostri operatori, anche quelli che hanno attività basate sulla movida». L’ordinanza prevede che dopo le 22 le bevande alcoliche vengano servite in contenitori di plastica e non per asporto. «Questo provvedimento - puntualizza Sbrana - tutela gli esercenti, vietando la vendita di alcolici, ma non la somministrazione che è una cosa diversa».

L’eccezione. L’estate 2015 va in archivio per la prima volta negli ultimi anni senza alcun provvedimento anti-alcol nel centro storico, ma con possibilità di estensione al quartiere stazione, rivolto soprattutto ai negozi di vicinato (leggi minimarket). Il tema in questo mese torna d’attualità considerato il rientro degli studenti universitari e che il fenomeno della movida riprenderà con i numeri di sempre. Fino all’anno scorso da maggio a luglio scattava l’ordinanza prefettizia che stabiliva il divieto di vendita per asporto dopo le 22 di bevande alcoliche. Un provvedimento che nasceva da un’emergenza dettata dai fenomeni di degenerazione della cosiddetta movida, con una precisa durata temporale e indicando zone ben definite. Il divieto riguardava appunto la vendita per asporto (e non la somministrazione che poteva avvenire comunque all’interno del locale o negli spazi di sua pertinenza, anche esterni) di bevande alcoliche in qualunque contenitore, e anche di ogni altra bevanda in contenitori di vetro a partire dalle 22 fino alle 6 nei giorni di giovedì, venerdì, sabato, nei prefestivi e nei festivi. Nessuna attività quindi, dai minimarket ai bar, oltre questo orario poteva vendere un alcolico senza somministrarlo.

Il caso di Firenze. Un’ordinanza prefettizia è l’unico modo per porre un freno all’abuso di alcolici. Il Comune infatti non può regolare le attività commerciali sia per quanto riguarda gli orari di apertura che le tipologie di vendita. Esempio lampante l’amministrazione di Palazzo Vecchio a Firenze che si è vista, per la seconda volta in due anni, bocciare dal Tar una propria ordinanza di divieto di vendita di alcolici (ricorso al Tar presentato da un titolare di minimarket): un’ordinanza che il sindaco Nardella aveva firmato nel dicembre scorso e che i giudici amministrativi hanno annullato motivando la decisione, tra l’altro, con l’impossibilità di vietare la vendita di alcolici basando il provvedimento sulle norme relative agli orari degli esercizi commerciali liberalizzati da Monti e, inoltre, per la mancanza di criteri di urgenza tali da giustificare lo stop.

L’unico divieto. Criteri che invece sono ben definiti nelle ordinanze prefettizie pisane. Ordinanze che partono da una questione legata all’ordine pubblico, definendo poi un perimetro in cui scatta (non può essere estesa in maniera indifferenziata a tutta la città) e con una durata temporale (nel caso di quella del 2014, dal 15 maggio al 15 luglio). Nulla però vieta al prefetto, una volta scaduta e nel caso i problemi siano ancora evidenti, di riproporla ovviamente modificando le motivazioni. Il prefetto Visconti, per ora, ne ha firmata una in occasione della Luminara di San Ranieri. Ora l’unico limite per gli alcolici è quello imposto da un articolo del nuovo codice stradale che vieta ai negozi, grande distribuzione e autogrill la vendita dalle 24 alle 6 e ai pubblici esercizi dalle 3 alle 6.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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