Il dolore
Il calcetto è abusivo sigilli al bagno La Siesta
Sequestrato perché realizzato su terreno demaniale non in concessione Ma il provvedimento di guardiaparco e finanzieri è già stato ritirato dal pm
CALAMBRONE. È fatto di sabbia e bamboo, tavole di legno, una rete da beach volley che all’occorrenza si abbassa per il tennis da spiaggia o sparisce per lasciare spazio a un tappeto di erba sintetica per i patiti di calcio alla brasiliana. Intorno staccionate e pali in legno. Tutto rimovibile. Non c’è nulla di invasivo e permanente al bagno La Siesta a Calambrone. Cemento, vade retro. Ombrelloni in paglia e makuti, tende velate e un ciriguito di canne. Eppure giovedì scorso lo stabilimento balneare è stato raggiunto da un provvedimento per abuso edilizio.
Guardie del Parco di San Rossore e Guardia di Finanza hanno sequestrato il campetto (120 metri alle spalle della struttura e ai piedi della duna) perché realizzato su un’area demaniale non soggetta a concessione. Per il titolare una brutta grana che arriva però a fine stagione. Dovrà pagare una sanzione amministrativa, probabilmente centinaia di euro, per aver utilizzato porzioni di spiaggia dello Stato, dunque pubblica, senza averne mai ricevuto l’autorizzazione, ma soprattutto rispondere di una violazione ambientale. All’interno del Parco di San Rossore, infatti, senza autorizzazione non è possibile costruire nulla. Il caso però rischia di aprire una diatriba giuridica fra il bagno e l’Ente Parco. Due giorni dopo i sigilli, infatti, il magistrato ha disposto il dissequestro dell’impianto non ritenendo la misura restrittiva commisurata alla fattispecie di irregolarità alla sua effettiva portata. Il campo di beach volley sarebbe soltanto in parte su terreno demaniale e non in concessione. L’abuso riguarderebbe soltanto pochi metri quadrati. Contattati dal Tirreno, i titolari del bagno La Siesta al momento non vogliono rilasciare dichiarazioni, preferiscono attendere sviluppi.
Ma il caso ora potrebbe suscitare polemiche simili a quelle scoppiate per le multe staccate dai guardiaparco al bagno Hoasy a Tirrenia, che aveva allestito un parcheggio abusivo in area protetta. Da una parte si sono sollevati i detrattori di un atteggiamento ritenuto «forcaiolo» da parte del Parco, dall’altro quelli cne invece sottolineano un semplice principio di legalità. Le ragioni imprenditoriali contro quelle della legge. Il clima di tensione a Tirrenia ha raggiunto livelli molto alti. Il titolare dello stabilimento «ha minacciato davanti a testimoni, il direttore Andrea Gennai: minacce che il direttore esporrà in una apposita querela», ha scritto subito il Parco nel suo comunicato. Il balneare ha annunciato battaglia legale. A Calambrone per ora regna un diplomatico e signorile dibattito. Ma anche da La Siesta potrebbe partire una battaglia legale.
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