Alla maratona di New York dopo un tumore al cervello
Pisa, Ferdinando De Marco, 75 anni, racconta la sua storia: «Salvato al S. Chiara non mi sono mai arreso, l’entusiasmo vince anche sull’invalidità»
PISA. La malattia? Si deve curare. L’età? Si può dimenticare. Ferdinando De Marco, 75 anni, ha portato i colori di Pisa per due volte come corridore alla New York Marathon e parteciperà come ospite alla prossima edizione (partirà il 30 ottobre).
Ex operaio ora in pensione per raggiunti limiti di età, De Marco è sposato e ha due figlie, e qualche anno fa a tutto poteva pensare meno che alla Maratona. «Desidero raccontare la mia storia personale - dice. E’ piena di incidenti ed ostacoli e la fase più brutta inizia nel 1987, quando mi è stato diagnosticato da alcuni specialisti che ero portatore di un tumore al cervello di natura maligna. Nel giro di poco tempo sono state operato all'ospedale "Santa Chiara" di Pisa: ancora oggi desidero ringraziare il personale tutto medico e paramedico per il loro sostegno».
L'intervento durò otto ore «ma con esito positivo, ringraziando Dio. Da allora sono trascorsi 26 anni anche se sono frequentemente sottoposto a controlli da parte dei medici, con l'appoggio e sostegno di mia moglie.».
Nel 2012 arrivò negli Usa ma in quell'anno ci fu l'uragano e la maratona fu sospesa: «La mia impresa si sarebbe dovuta svolgere al "Central Park" con davanti cento fotografi che rappresentavano il club italiano del sito" www.terramia.com", assieme al sindaco di New York. Ritornato in Italia ripresi la mia vita continuando ad allenarmi perché era diventato un chiodo fisso».
L’occasione per coronare il suo grande sogno arrivò un anno dopo: «L'1 novembre 2013 la mia partenza. La mattina del 3 novembre arrivai alle 5 del mattino e fui portato all'albergo e da qui tramite l'autobus, al punto di partenza della maratona. In quel momento alzai le sguardo al cielo chiedendo a Dio di accompagnarmi in quella impresa, affinché avessi resistito e percorso quei 42 km fino alla fine. Impiegai 6 ore, 54 minati e 26 secondi per portare a termine la corsa, mi diedero la medaglia di bronzo, fui fotografato e filmarono la mia maratona». La sua fu una vera impresa: primo negli Over 72. «Questa parte della mia vita, data la mia invalidità, l'ho affrontata con coraggio, entusiasmo e tanta fatica, - conclude.- Il mio desiderio è quello di portare a conoscenza questa mia esperienza alle persone che come me vivono un'invalidità, ma non hanno trovato il coraggio di accettare e superare la loro condizione e quindi cercare di utilizzare il loro handicap per fare qualcosa che li possa gratificare».
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