Il Tirreno

Pisa

Ce lo invidiano nel mondo, ma lo snobbiamo

di Marco Barabotti
Dario Matteoni, direttore del San Matteo
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Dario Matteoni, direttore del San Matteo

Solamente 50 visitatori al giorno per il museo di San Matteo, scrigno dell’arte medievale

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PISA. Quel meraviglioso museo dimenticato. Raccoglie una delle più importanti collezioni al mondo dell'arte medievale, ma i visitatori sono da prefisso telefonico. Cronache croniche di un museo, quello di San Matteo, che ha inestimabili capolavori poco conosciuti anche dai pisani: non si sbaglia se affermiamo che nove su dieci non l'hanno mai visitato. Incontriamo Peter Coleman, giovane ricercatore alla Stanford University, una delle più prestigiose degli Stati Uniti: fa una tesi specialistica sul San Matteo. È stupito anche lui della scarsa affluenza. «Nelle università americane – dice – chi fa storia dell'arte non può che partire da questa fantastica nicchia del San Matteo. Mi aggiro nelle sale e non vedo quasi mai nessuno. Un amico mi ha telefonato mercoledì scorso da Londra e vuol venire a visitare il museo, dopo che la Bbc gli ha dedicato, la settimana scorsa, un ampio programma. L'avessimo noi questo tesoro, sarebbe una perla internazionale, capace di attirare centinaia di migliaia di visitatori l'anno. Ma vi rendete conto di cosa avete? Tanto per fare solo alcuni nomi dei geni artistici presenti: Simone Martini, Tino da Camaino, il Ghirlandaio, Masaccio, Donatello, Beato Angelico, Giunta Pisano. Vi è rappresentata, insieme ai Crocifissi lignei dal 1100 in poi, agli apparati scultorei in marmo e in legno, alle tavole e ai polittici, la più rappresentativa, per non dire unica, collezione dell'arte medievale (insieme al museo dell'Opera del Duomo in Piazza dei Miracoli, ora chiuso per una ristrutturazione, che gode di più visitatori, soprattutto per essere in piazza dei Miracoli, ndr)».

Un risveglio del museo c'è stato. Piccolissimi passi, per ora, ma significativi. «Ci stiamo assestando – dice il direttore del museo di San Matteo, Dario Matteoni – sulle 13-15mila presenze l'anno. Progresso dovuto anche all'ingresso del San Matteo nel polo museale della Toscana, di cui è responsabile Stefano Casciu. Ma anche a iniziative importanti, come l'apertura al pubblico dei restauri delle opere d'arte. Come il polittico di Simone Martini, portato al suo splendore, dipinto eseguito per l'altar maggiore della chiesa di Santa Caterina, databile intorno al 1320. Era stato aperto un laboratorio con un'installazione multimediale che ha permesso a un migliaio di visitatori (la maggior parte studenti) di esplorare interattivamente la riproduzione digitale del polittico. Il restauro ha avuto una grande impronta didattica, un'esperienza che stiamo riproponendo per altre opere».

A proposito di multimedialità, c'è un'altra chicca: il San Paolo di Masaccio nel nuovo e modernissimo allestimento. La tavola dipinta nel 1426 per il polittico della chiesa del Carmine di Pisa è stata, mesi fa, al centro di una disputa tra Matteoni e il critico d'arte Vittorio Sgarbi che voleva portarla all'Expo di Milano.

«Non potevamo mandarla a Milano – dice Matteoni – anche per l'allestimento che abbiamo messo su al San Matteo. Accanto alla tavola di Masaccio i visitatori potranno immergersi nei contenuti multimediali ed entrare a conoscenza di molte curiosità legate alla breve vita di Masaccio (morì a 27 anni), alla creazione del polittico del Carmine, alla dispersione dei suoi frammenti nei musei d'Europa e alle ricostruzioni che nel tempo di esso sono state ipotizzate dagli storici dell'arte. Questo è un modo di avvicinare il pubblico all'arte e ai musei».

I quindicimila visitatori all'anno, se sarà confermata la proiezione (una media di 50 al giorno), sono nulla rispetto ai tesori d'arte presenti. Che fare, allora, a parte una maggiore promozione in Italia e all'estero: oggi è scarsa o inesistente. Un ruolo importante potrebbero averlo gli assessorati alla cultura del territorio insieme alle scuole: promuovere visite guidate per gli istituti medi, come sta ben già facendo il Palazzo Blu. Un modo di invogliare i giovani a vedere dal vivo le opere d'arte che spesso si studiano solo sui libri, eppure sono lì a due passi per essere viste e capite meglio.

Negli immensi magazzini del museo sono accatastate altre centinaia di opere che, pian piano, si cercherà di restaurare e di offrire al pubblico. Come due importanti dipinti fiamminghi che saranno di nuovo esposti a breve al San Matteo dopo quasi cinquant'anni.

Con un percorso di un'ora e ben illustrato in un dépliant, si possono ammirare almeno i 18 capolavori più significativi dal XII al XV secolo: dalle croci dipinte che raccontano i momenti della storia sacra, con Giunta Pisano che firma la Croce di San Ranierino, ai pannelli decorativi che rivestivano la parte superiore sopra l'altare, con il Dossale di San Francesco, attribuito a Giunta, ritenuto uno dei primi ritratti del Santo. Poi il polittico di Simone Martini, di cui abbiamo già detto, che costituì un punto di riferimento e di stimolo di rinnovamento per tutto il Trecento e studiato dai geni del Rinascimento, da Michelangelo a Leonardo da Vinci. Come pure, di grande bellezza, è il San Domenico di Francesco Traini, uno dei più dotati seguaci di Simone Martini. Si arriva alla Madonna di Giovanni Pisano: lo scultore, autore del pulpito della cattedrale, segna il primato dei pisani in questa tecnica artistica. Non di meno, come suggestione e incanto, la Madonna del latte eseguita da Andrea Pisano con l'aiuto del figlio Nino. Dalle sculture in legno, ai bacini ceramici medievali. Fino al periodo gotico pre-rinascimentale: la tavola di Gentile da Fabriano, la Madonna di Beato Angelico. Infine, l'esplosione del Rinascimento, con il San Paolo di Masaccio, la Madonna col Bambino di Benozzo Gozzoli, il busto reliquario di San Lussorio eseguito da Donatello intorno al 1425 e la Madonna col bambino di Domenico Ghirlandaio.

Ma c'è molto di più. Visitando il San Matteo (8,30-13,30) la prima domenica del mese non si paga il biglietto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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