Attenzione
«A difesa del “nostro” ufficio»
Castelmaggiore si schiera contro il piano di Poste nonostante il congelamento del Tar
CALCI. La Valgraziosa si schiera contro la chiusura dell’ufficio postale di Castelmaggiore, previsto dal piano di razionalizzazione 2014 di Poste Italiane.
Ieri mattina cittadini, sindacati, consiglieri e assessori si sono dati appuntamento in via don Minzoni per mostrare il loro atteggiamento di condanna nei confronti del provvedimento. Nelle ultime ore, però, la decisione di Poste è stata congelata dal Tar regionale. La chiusura di 59 uffici postali in tutta la regione sarebbe dovuta scattare lunedì 7 settembre. Scongiurate (temporaneamente) le chiusure, ora si aspetta la decisone del Tar nel merito del provvedimento. Nel frattempo, potrebbe riaprirsi il tavolo di trattativa tra Anci, Uncem, Regione Toscana e Poste Italiane.
Un’altra negoziazione dopo quella fallimentare delle scorse settimane. Il Comune di Calci, infatti, aveva proposto a Poste l’azzeramento dell’affitto dell’immobile di Castelmaggiore, pur di conservare il servizio. «La chiusura di questo ufficio creerà un disagio enorme a tutta la popolazione, specie a quella anziana e a coloro che hanno difficoltà a raggiungere l’ufficio centrale di via XX Settembre – afferma il sindaco Massimiliano Ghimenti –. Poste ha degli utili milionari e ha rifiutato la nostra offerta, segno che il suo provvedimento non è di natura economica ma politica. La popolazione deve farsi sentire, ci faremo portavoce delle loro richieste nelle sedi opportune».
A fine luglio il consiglio comunale aveva votato all’unanimità un ordine del giorno che impegnava la giunta a mettere in pratica tutte le forme di pressione al fine di scongiurare questa soppressione.
«Nel mese di febbraio avevamo raccolto ben 300 firme nell’abitato di Castelmaggiore, segno che la cessazione di questo servizio di pubblica utilità preoccupa molte persone – dice Paolo Lazzerini, capogruppo di minoranza –. Poste provò a chiudere questo ufficio anche nel 1998 e non ci riuscì per le proteste dei cittadini. Non ci sono motivi che giustificano questa scelta scellerata e devastante: il personale è lo stesso dell’ufficio centrale. Sparite le Poste, questa frazione rischia di essere abbandonata, non possiamo permetterlo».
Maggioranza e opposizione sottolineano che l’ufficio centrale, ad oggi, non sia idoneo a servire ancora più clienti: pochi i parcheggi e nessuna copertura dalle intemperie all’esterno in caso di code. La Cgil punta il dito sul futuro dell’azienda che da fine ‘800 gestisce il servizio postale in Italia. «Poste ha l’obiettivo di entrare in Borsa a novembre e per farlo vuole ridurre il numero di dipendenti con prepensionamenti e trasferimenti – dice Carlo Cantini, coordinatore provinciale Cgil dei dipendenti di Poste –. Questo è solo il primo passo. Dobbiamo aspettarci altri tagli nel piano 2015-2020: ci saranno ulteriori epurazioni e la posta sarà consegnata a giorni alterni, un danno per i cittadini ma anche per chi consegna prodotti che hanno una scadenza». «L’ufficio di Castelmaggiore è praticamente a costo zero: il costo annuo per l’affitto è di soli 1.590 euro, a fronte di un utile di 435 milioni di euro – sottolinea Stefano Del Punta, Slc Cgil –. Poste assumerà 3.500 persone ma in ambito finanziario: così si stravolge la storia e la natura di un’azienda importante per il Paese». E Tania Benvenuti, Cgil Pisa, aggiunge che «così si abbandona la fascia di popolazione più debole». Intanto, i cittadini propongono di tenere aperto l’ufficio di Castelmaggiore almeno due volte al mese, per consentire agli anziani di riscuotere le pensioni e fare le operazioni più urgenti. Poste risponderà picche anche stavolta?
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