Il Tirreno

Pisa

l’inquinamento nel fiume morto

Via libera al piano dei militari

Via libera al piano dei militari

Sversamenti a San Rossore, autorizzate le analisi alla Gamerra

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SAN GIULIANO TERME. Mancano solo alcuni dettagli tecnici e qualche pratica burocratica da sbrigare. Per questo la Conferenza dei servizi che giovedì si è riunita in Provincia non ha dato l’ok ufficiale, ma c’è il via libera al piano di analisi elaborato dai vertici della caserma Gamerra per capire cosa abbia provocato gli sversamenti di gasolio che nell’ultimo mese hanno colpito il Fiume Morto fino ad arrivare al cuore del Parco di San Rossore. Un allarme ambientale serio, tanto da convincere il direttore Andrea Gennai a sporgere querela contro ignoti per tutelare la salute di una delle riserve naturali più importanti di Europa.

Da mesi l’Arpat ipotizza che l’origine della contaminazione di idrocarburi si trovi all’interno del Centro di addestramento per paracadutisti a Gello, con tutta probabilità in un’area in cui si trovano una trentina di cisterne utilizzate per rifornire i mezzi e gli impianti di riscaldamento. I tecnici dell’Agenzia regionale credono che da lì posano essere partite fuoriuscite di gasolio che poi potrebbe essersi infiltrato nel terreno. Ma non è detto che siano i serbatoi la vera causa. Da mesi i militari hanno elaborato un piano per studiare la zona a sud ovest della Caserma - che insiste su un’area di 18 ettari - e chiudere finalmente una vicenda che ha ultimamente ha convinto anche la procura ad aprire un’inchiesta.

Il progetto - affidato ad una ditta livornese - prevede analisi sia delle acque che delle terre. Tre i passaggi: l’utilizzo di piezometri, cioè dispositivi composti da sonde che riescono ad arrivare alla falda; poi carotaggi nel terreno, e infine trincee, scavi lunghi una decina o quindici metri in aree in cui si sospetta possa concentrarsi la contaminazione.

Indagini preliminari, che andranno supportate dalle contro verifiche dell’Arpat, ma che testimoniano un impegno concreto dei militari nella ricerca delle cause dell’inquinamento, dopo una prima fase in cui era sembrato non esserci coordinamento fra i due enti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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