Il Tirreno

Pisa

Quando Firenze tradì il Galilei rubando tutti i voli dall’estero

di Cristiano Marcacci
Quando Firenze tradì il Galilei rubando tutti i voli dall’estero

Parla l’ex presidente Enac: «Ora c’è la fusione, ma Peretola ha sempre avuto piani di espansione irrealistici dannosi»

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PISA. Dopo la fusione con Firenze la partita per l’aeroporto di Pisa non è affatto conclusa. Ora, infatti, si apre quella per lo sviluppo del “Galilei”, destinato, secondo i programmi della nuova proprietà (in linea con il piano nazionale degli aeroporti), a raggiungere nel prossimo decennio una mole di ben sette milioni di passeggeri in transito all’anno. Su questo e sul bilanciamento dei rapporti con il “fratello acquisito” fiorentino di Peretola abbiamo chiesto un parere ad un’autentica autorità in materia, il professor Alfredo Roma, ex presidente dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac).

Pisa e Firenze: dall'alto, nel vero senso della parola, della sua esperienza, come lo giudica questo complicato matrimonio?

«Vorrei iniziare con questi versi: “… muovasi la Capraia e la Gorgona, e faccian siepe ad Arno in su la foce, sì ch'elli annieghi in te ogne persona!”. Dai tempi di Dante le cose non sono molto cambiate. Emblematico è il rapporto aggressivo di Matteo Renzi verso quel colto signore che è Enrico Letta, ma emblematici sono anche gli irrealistici piani di espansione dell'aeroporto di Firenze che negli ultimi vent'anni hanno alimentato una concorrenza dannosa per lo sviluppo del traffico aereo toscano, quindi per il servizio ai cittadini di questa regione. Dodici anni fa Firenze si oppose all'assegnazione di un codice Iata a Pisa affinché i voli dall'estero avessero come destinazione finale solo Firenze, transitando così dagli hub europei invece di atterrare a Pisa, che poteva accogliere i wide body di lungo raggio. Recentemente si è molto dibattuto sui disservizi occorsi a Peretola e si è citata la nuova pista parallela all'autostrada come la panacea di tutti i mali. Ma non è così. La logica strategia per il massimo sviluppo (sostenibile) dei due maggiori aeroporti della Toscana richiederebbe altro».

E cioè, cosa?

«Investire nel massimo sviluppo dell'aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa che non presenta limitazioni operative e ha due piste che possono accogliere gli aerei diretti in qualsiasi parte del mondo, quindi di sviluppare anche collegamenti di lungo raggio. Sarebbe anche auspicabile una riduzione della presenza militare su questo aeroporto; tenere Peretola con l'attuale pista per collegamenti point-to-point, con aerei di corto-medio raggio, in relazione alle attuali direttrici di traffico con maggior flusso di passeggeri; poiché esisteva una piccola stazione ferroviaria all'interno del sedime aeroportuale di Pisa, investire in una linea ad alta velocità che colleghi l'aeroporto di Pisa a Santa Maria Novella permettendo, come succedeva molti anni fa, di fare il check-in alla stazione di Santa Maria Novella per voli in partenza dal “Galileo Galilei” di Pisa (progetto ormai superato dalla scelta di procedere con il People Mover, ndr). Questo è quello che succede a Londra con il Gatwick Express dalla stazione Victoria o a Parigi con la Rer che collega Roissy con la Gare du Nord».

Il fatto che i due scali siano sotto un'unica società aiuterà?

«Penso proprio di sì. Ora tutto questo è possibile proprio perché Pisa e Firenze sono gestiti da un unico soggetto. Riunire diversi aeroporti sotto un'unica gestione ha funzionato molto bene in Puglia o a Londra, dove la British Airport Authority (che non è un'autorità ma una società privata quotata in Borsa) gestisce i sette principali aeroporti della Gran Bretagna».

Ma con la nuova pista di Peretola come la mettiamo?

«L'auspicata nuova pista di Peretola, parallela all'autostrada A11, non risolve alcun problema, anzi complica la gestione del traffico su quell'aeroporto. Innanzitutto, si deve considerare che è proibito sorvolare la città di Firenze, quindi gli atterraggi dovrebbero avvenire nella direzione ovest-est; ma si sa che i venti soffiano di solito da ovest, e con un vento superiore a 10/15 nodi in coda il volo sarebbe dirottato su Pisa che è l'aeroporto alternativo a Firenze. Inoltre, vicino alla soglia ovest della nuova pista esistono acquitrini, dove risiedono diversi tipi di volatili che, com'è noto, sono un grave pericolo per la navigazione aerea. L'attuale pista di Peretola presenta le limitazioni del Monte Morello a nord e dell'autostrada a sud. Anni fa si doveva pensare a interrare l'autostrada e allungare la pista verso sud dove nel frattempo, però, sono sorti vari insediamenti abitativi. Le autorità politiche e amministrative della regione non hanno una visione condivisa sul futuro dei due aeroporti. Come responsabili di queste infrastrutture, esse dovrebbero partire non da obiettivi politici, ma da obiettivi economici che tengano conto dei limiti tecnici che presentano infrastrutture complesse come quelle di un aeroporto, che deve garantire efficienza e sicurezza. Altrimenti tra vent'anni saremo ancora qui a discutere sulle scelte da fare e nel frattempo gli aeroporti di Bologna e Fiumicino continueranno a rubare passeggeri agli aeroporti toscani».

E Pisa? Cosa dovrebbe fare per svilupparsi definitivamente?

«Per prima cosa fare un accordo con uno dei maggiori vettori aerei della Cina o con un Paese che interessa l'economia della Toscana. Ryanair è stata l'artefice dello sviluppo dell'aeroporto di Bergamo. Lo stesso accordo Pisa potrebbe farlo con un altro forte vettore low cost che a Pisa potrebbe stabilire la sua base di armamento in Italia aprendo anche collegamenti interni. Poi, come accennavo prima, realizzare un treno veloce tra il “Galileo Galilei” e la stazione di Santa Maria Novella. Si dovrebbero poi rivedere i piani di sviluppo delle infrastrutture aeroportuali in relazione al previsto aumento di traffico e, infine, ridurre o togliere la presenza militare sull'aeroporto. Nei Paesi più avanzati gli aeroporti sono o civili o militari».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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