Il Tirreno

Pisa

«In cenere tutti i miei sacrifici»

di Mario Neri
«In cenere tutti i miei sacrifici»

Le lacrime di Carmela: aveva acquistato il bungalow distrutto solamente pochi giorni fa

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CALAMBRONE. «Ci ho dormito tre notti nel weekend, l’avevamo comprato giovedì scorso, sarei dovuta tornare questo fine settimana per godermelo un altro po’, era così bello». Trattiene a stento le lacrime la signora Carmela. Originaria di Milano, da anni vive a Empoli e da tempo la Pineta è il suo rifugio estivo. «Le mie figlie vengono qui da anni, hanno due bungalow in affitto. Questo è un bel posto per passare le estati, mi sono detta, e stare vicina a loro. Adesso non c’è più niente». Per Carmela Maio questo piccolo villaggio di tende, casette in legno e bungalow con le verande e i panni stesi al sole per vacanzieri low cost, era costato parecchi sacrifici. «Ventimila euro, ora non so proprio come fare, non avevamo neppure fatto in tempo a stipulare un’assicurazione». E ora il suo bungalow è uno scheletro di travi in legno carbonizzate. Sull’impianto ci sono i resti di un piccolo sogno: il carrello della roulotte con le ruote fuse dal calore, il tavolinetto è polverizzato, il divano un ammasso di ferraglia. «No, non c’era nessun fornello anti zanzare. Uscendo domenica avevo controllato tutto, non so cosa possa essere stato a innescare l’incendio, ora scusate...». Nella notte di fronte a questa piazzola si sono riuniti in molti. In piena estate la Pineta è un paese di mille abitanti, ora i vacanzieri sono circa 300. E si è mobilitata una macchina spontanea dei soccorsi al campeggio del Calambrone; dicono che uomini, donne, perfino i bambini abbiano fatto di tutto per togliere ossigeno alle fiamme. Chi con le sistole, chi con i secchi e gli estintori. Più che di un’evacuazione, raccontano, si è trattato di un fuggi fuggi, almeno all’inizio. Che poi però si è trasformato in una catena di solidarietà. «Il camping non è stato evacuato, qui tutta una comunità si è messa in moto», dice Patrizia, fiorentina. Lei e un’amica hanno portato in salvo la mamma, anziana e sulla sedia a rotelle. Anna, anche lei un abitué, è malata di cuore. «Mi sono presa uno spavento terribile, mi fa ancora male il petto». La sua roulotte è proprio attaccata alla tettoia distrutta. Ha ancora gli oblò mezzi fusi. «Purtroppo la mia piazzola per ora non è agibile, ma fra qualche giorno me ne torno a casa». «Io questi bungalow li costruisco, sono solidi ma con incendi così è impossibile, non c’è niente da fare», racconta Carlo Macchia, 50 anni, di Bientina. «Però questa è una piazzola sfortunata. Nel dicembre 2012 fu acquistata dal vecchio proprietario e dopo venti giorni crollò sotto il peso della neve. Carmela lo ha comprato una settimana fa, guardate che fine ha fatto».

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