Il Tirreno

Pisa

L’INCAPACITÀ DI PROGRAMMARE LA SICUREZZA DEI NOSTRI FIGLI

di EMILIO CHIORAZZO

EMILIO CHIORAZZO. E adesso tutti pronti con la solita litania: colpa dei soldi che non ci sono. Di un’istituzione - la Provincia - che non c’è più. Dei tagli, che invece, sono puntuali, bilancio dopo...

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EMILIO CHIORAZZO. E adesso tutti pronti con la solita litania: colpa dei soldi che non ci sono. Di un’istituzione - la Provincia - che non c’è più. Dei tagli, che invece, sono puntuali, bilancio dopo bilancio. Un coro di giustificazioni che rischia solo di irritare chi, le conseguenze di certe scelte, le deve subire.

La scuola sta per cominciare. Mancano pochi giorni. Le aule, dove i nostri figli passano buona parte delle loro giornate, le vorremmo belle, pulite, ariose e luminose. E vorremmo sicuri, gli edifici che ospitano le loro scuole. Non è così. Ce lo ricorda la storia del passato più recente e ce lo sottolinea ancor più il futuro.

I dati che il ministero ha raccolto parlano chiaro: a Pisa e nel resto della provincia, la situazione non è migliore che altrove. Una scuola su due non è in regola. Non ha il certificato che ne attesta la sicurezza. Nel complesso del “Concetto Marchesi” lo scorso anno scolastico, solo il caso volle che parte del soffitto non cadesse sui ragazzi. Quando accadde, per fortuna, non c’erano lezioni. Le aule interessate - un laboratorio - erano vuote.

L’anno scolastico che sta per cominciare presenta un conto ancora più salato: mancano le aule. I ragazzi saranno costretti a fare i turni. E, i lavori di messa in sicurezza di due istituti - il Fascetti Ispia e il complesso Marchesi - verranno svolti dopo l’avvio delle lezioni. In aula, al mattino, i ragazzi arriveranno dopo aver attraversato cantieri e operai intenti ad ammodernare la loro scuola.

Il motivo? C’è chi dirà che è colpa della mancanza dei soldi. Chi, punta il dito sulla cattiva programmazione di chi, queste cose deve realizzarle: quelle manutenzioni che, solitamente, si fanno d’estate quando i ragazzi sono in vacanza - al mare o sui libri a studiare le materie da “riparare” a settembre - non sono state fatte. In questi giorni si pensa alle gare d’appalto, tra qualche mese verranno allestiti i cantieri. E, per gli studenti, al disagio si assommerà disagio. L’edilizia scolastica della provincia di Pisa risulta tra le più vecchie d’Italia. Della Toscana di sicuro. Viene da pensare perché, negli anni, anche quando le amministrazioni non dovevano fare i conti con i tagli e con le risorse che mancano, non si è pensato a migliorie, a nuove soluzioni. Quando i nostri ragazzi vanno all’estero - con i progetti dell’Europa accade ogni anno - spesso provano vergogna nel paragonare le nostre suole con quelle dei coetanei stranieri, pensate come luoghi dove trascorrere gran parte del tempo quotidiano, anche oltre le attività didattiche. Edifici che rimangono aperti dalla mattina alla sera, che ospitano lezioni scolastiche o attività collaterali. Da noi non è così. L’attenzione che si riserva agli edifici scolastici è scarsa. Quasi inesistente. E chi si sente chiamato in causa indirizza le colpe sempre verso qualcun altro. Ai cittadini comuni, che sempre più spesso sono distanti anni luce dalla politica - e anche da chi amministra la cosa pubblica - è difficile far capire certe scelte. Decisione come quella di avviare i cantieri dopo l’inizio dell’anno scolastico, suonano come un errore. Non certo come una conquista.

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