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Incendio nel campeggio, la paura dei turisti: "Potevamo morire"
Calambrone: viaggio nella struttura andata a fuoco sul litorale. Molti vacanzieri si sono mobilitati per portare in salvo persone in difficoltà e spegnere il rogo. Ancora incerta l'origine, forse un fornello anti-zanzare lasciato accceso
PISA. "Se fosse successo più tardi o se dal mare fosse arrivato il vento saremmo tutti morti”. Ora Rita è seduta in veranda, il suo bungalow è proprio davanti a quello andato a fuoco ieri sera. “Per fortuna siamo solo morti di paura, possiamo ancora permetterci di usare eufemismi e metafore, ma c’è mancato davvero poco”. Nell’aria alla Pineta resta un odore sottile di bruciato e un’atmosfera elettrica per una paura che non sembra ancora smaltita. E anche un po’ di rabbia. “Non è vero che i vigili del fuoco sono arrivati alle 22.20, non è vero. Li abbiamo chiamati per mezzora, mezzo incendio ce lo siamo spenti da soli”, si fa avanti Roberta, una delle villeggianti che abita una delle strutture vicine. "Non è vero che i vigili del fuoco sono arrivati in pochi minuti, io la prima chiamata l'ho fatta alle 22.13, sono arrivati dopo mezzora", dice Pellegrino De Mizio, pistoiese e sottotenente della Protezione civile. Oggi, venerdì 4 settembre, è tornata la normalità al camping di Calambrone (Pisa). Sui vialetti ragazzini e ragazzine in costume e infradito che tornano dal mare, qualcuno riposa all’ombra sulle sdraio o gioca a carte sulle verande. Ieri notte però, seppur per un’ora, in molti hanno vissuto un incubo. Le fiamme si vedevano dal viale del Tirreno.
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“Non è mai successo, in 21 anni mai un incendio all’interno del campo. Per fortuna è andata bene”, racconta Antonio Gianvanni, 77 anni, il titolare. Si è messo in moto fin dall’alba, a bordo di una piccola macchinina elettrica gira il campeggio per rassicurarsi delle condizioni degli ospiti. Nemmeno lui sa ancora cosa abbia scatenato il rogo. I vigili del fuoco hanno escluso un’origine dolosa. Si pensa ad un cortocircuito o comunque ad una causa elettrica. “Forse il nuovo proprietario, che aveva acquistato il bungalow da pochi giorni, ha lasciato acceso un abat-jour o un fornellino anti zanzare. Si è scaldato e una volta arrivato ad una coperta o a qualcosa di infiammabile è partito tutto. Ma non possiamo esserne certi, serviranno le verifiche di un perito”.
È un po’ affaticato Antonio, ma soddisfatto anche lui per la reazione di molti degli ospiti del camping. Ieri notte di fronte a questa piazzola ora annerita e carbonizzata si sono riuniti in molti. Del resto questo in estate è un piccolo paese, ora vi alloggiano circa 300 vacanzieri, ma in piena stagione si arriva anche a mille. E dicono si sia mobilitata una macchina spontanea dei soccorsi al campeggio del Calambrone, che uomini, donne perfino i bambini abbiano fatto di tutto per togliere ossigeno alle fiamme. Chi con le sistole si è improvvisato pompiere, qualcuno con i secchi, altri correvano per questa rete di vialetti pieni di casette in legno con le staccionate e i panni stesi ad asciugare a caccia di estintori.
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“Non scrivete che i vigili hanno evacuato parte del camping, non è vero. Non sono stati loro – dice Patrizia – Scrivete che una comunità intera si è rimboccata le maniche. Io e un’amica abbiamo portato in salvo mia mamma, che è anziana ed è sulla sedia a rotelle”. Anna, una fiorentina che passa ogni estate qui da oltre quindici anni, è malata di cuore, una signora di mezza età. “Mi sono presa uno spavento terribile, ho pensato di morire”. La sua roulotte è proprio attaccata alla tettoia distrutta dal rogo. Ha ancora gli oblò mezzi fusi. “Purtroppo la mia piazzola per ora non è agibile, mi dovrò trasferire, ma fra qualche giorno me ne torno a casa”. Pellegrino De Mizio, è uno degli paladini della Pineta insieme a Carlo Macchia. Prima che arrivassero i pompieri si sono piazzati di fronte al bungalow con le pompe per sparare acqua e uccidere l’incendio che sembrava ruggire e non volersi fermare.
E l’acqua non l’hanno buttata solo sul capannone ma pure sulle spalle di Aldo Cara, che è diventato l’eroe, una specie di x-man. È un operaio, lavora qui da sette anni, ieri era appena tornato da qualche giorno di ferie. Non ci ha pensato un attimo. “Poteva esplodere tutto – racconta – in mezzo, sull’impiantito, c’era la bombola del gas che serve la cucina mobile. Mi sono buttato fra le fiamme, ho tagliato il tubo dopo aver chiuso la bocchetta e l’ho portata fuori”.
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