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Pisa

Quando l’accoglienza si trasforma in eccellenza

Quando l’accoglienza si trasforma in eccellenza

Enrico Rossi in visita agli orti dove i profughi imparano l’arte della piantumazione

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PISA. «I sindaci che negano l'accoglienza perché impauriti dalle reazioni dei propri cittadini, telefonino al comune di San Giuliano Terme per farsi spiegare come gestire il problema». Da una parte la felicità di aver trovato un'oasi di tranquillità dopo esser scappati alle atrocità delle guerre e poter, seppur temporaneamente, apprendere e lavorare; dall'altra la soddisfazione di poter dimostrare i risultati e il buon funzionamento del modello di accoglienza diffuso. Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha visitato ieri l'azienda agricola “L'ortofruttifero” di Rigoli, nel Comune di San Giuliano Terme, che da alcuni giorni ospita un corso di formazione di florovivaismo per 21 profughi (provenienti da Bangladesh, Senegal, Nigeria, Mali). «Sono venuto qui per conoscere e far conoscere questa positiva esperienza – sottolinea il governatore dopo aver conosciuto e interagito con i giovani migranti impegnati nella piantumazione e nella cura di piante e fiori -, senza negare che quello dell'immigrazione è un problema, che può essere però gestito con il modello diffuso. Per attuarlo è necessario che tutti i Comuni facciano la loro parte: bisogna avere il coraggio di trasformare il problema in un'opportunità, per il territorio e per queste persone che arrivano nei nostri territori». Un progetto pilota quello sviluppato a Rigoli da Comune, Società della Salute, dalla cooperativa sociale Arnera e dall'associazione Ortipisani Onlus, attuato sulla base del protocollo regionale dello scorso maggio per l'impiego dei migranti in attività in attività di volontariato e corsi di formazione. «Siamo di fronte ad un'eccellenza, ma in Toscana ci sono tanti altri progetti per favorire l'integrazione», prosegue Rossi, che sulle difficoltà riscontrate per accedere allo status di rifugiato aggiunge: «Da tempo chiediamo al governo di accelerare le procedure: non è possibile che in altri paesi, come la Germania, si decide in poco tempo e in Italia occorrono anni». Rossi, inoltre, al timore espresso da un ragazzo nigeriano di trovarsi senza casa né un lavoro al termine del periodo di accoglienza, promette di «parlare con le prefetture per cercare qualche forma di accompagnamento allo status di rifugiato». Una realtà, quella avviata a Rigoli, che ha entusiasmato il presidente della Regione, che ha potuto conoscere da vicino le difficoltà e l'impegno dei tanti che arrivano nella nostra terra con la speranza di costruire un futuro. «Questa esperienza dimostra che il nostro modello di accoglienza funziona – sottolinea il governatore – e in tanti, anche quelli a cui siamo più antipatici, ci stanno dando ragione. Qui, grazie a persone civili, al Comune, alle associazioni e alle cooperative, il problema immigrazione è gestito bene, dimostrando che la questione può essere governata. Per questo – conclude Rossi – lancio un appello a tutti i sindaci che resistono impauriti ai profughi a rivolgersi al comune di San Giuliano per capire come affrontare il problema».

Con 141 profughi ospitati, la cittadina termale è quella dell'area pisana con una maggiore concentrazione di richiedenti asilo. «Abbiamo sposato il modello di accoglienza diffusa – sottolinea il sindaco Sergio Di Maio -, ma abbiamo una concentrazione massiccia nel complesso del Cottolengo ad Arena Metato (che ospita 75 migranti). Ho scritto alla prefettura per esprimere contrarietà all'utilizzo intensivo della struttura e invitato tutti gli altri Comuni a fare la propria parte. Il nostro Comune – conclude il primo cittadino – si è sempre distinto per l'accoglienza, l'antifascismo e la solidarietà: non siamo una novità su questi temi, sono gli altri Comuni ad essere indietro».

Danilo Renzullo

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