Finanza
Quasi diecimila edifici sono finiti sott’acqua
Il vicesindaco Ghezzi: «Evento eccezionale, impossibile difendersi del tutto Bene la protezione civile». Ancora in corso le stime dei danni a case e negozi
PISA. «Da piogge così intense non ci si difende, di certo si può tentare di alleggerire i disagi», dice il vicesindaco Paolo Ghezzi nella sala della protezione civile comunale. Al suo fianco il prefetto Attilio Visconti ed i rappresentanti delle forze dell’ordine, delle associazioni e del volontariato. Nella stanza accanto da ieri sono in corso i conteggi dei danni causati dal nubifragio del 24 agosto. Ghezzi si spende soprattutto per difendere l’operato del sistema di protezione civile (di cui ha la delega), finito tra le critiche dopo gli allagamenti, ma è difficile trovare qualcuno che abbia evitato polemiche.
Grandi numeri. Il punto della situazione Comune-Prefettura permette comunque di puntualizzare quanto avvenuto e di focalizzare ciò che sarà possibile fare. Ma la premessa resta quella: «Restare asciutti se cadono, come è successo, 8 miliardi di litri di acqua è impossibile», ribadisce il vicesindaco. Che espone altre cifre per tratteggiare l’accaduto: la superficie interessata dal fenomeno è stata di 10,76 km quadrati; 9.989 i numeri civici coinvolti; 522 le strade interessate. A fronte di ciò sono stati oltre 300 gli uomini impegnati per 36/48 ore consecutive. Complessivamente oltre 400 ore di attività con un pompaggio di acque, a partire da quando si sono abbassati i fossi, per un totale di circa 122.000 mc.
Protezione civile. Quella scattata il giorno precedente è stata un’allerta arancione, dunque dalla Regione definita moderata. Fosse stata quella rossa (elevata) sarebbe cambiato qualcosa nella gestione della protezione civile comunale? «No - ribatte Ghezzi - perché abbiamo comunque fatto tutto quello che dovevamo. Fosse accaduto in altri mesi, avremmo ad esempio chiuso le scuole». Il vicesindaco precisa: «Nella consapevolezza dell’incremento dei fenomeni di piogge intense, il Comune si era attivato da mesi. Peraltro, prima esperienza in Italia, abbiamo adottato un sistema di gestione delle emergenze denominato Everbridge per la chiamata puntuale di tutti i soggetti chiamati ad intervenire».
I soccorsi. E i mancati o ritardati soccorsi? «Il compito della protezione civile - dice Ghezzi - inizialmente è quello di cercare di ricostruire lo scenario e concentrare l’attenzione sulle priorità: verifica dei sistemi di pompaggio e degli snodi idraulici, verifica delle strutture sanitarie e delle infrastrutture viarie. Un evento allaga una città pone a tutti le stesse problematiche di movimento: i mezzi di soccorso hanno difficoltà a raggiungere qualunque posto e si trovano imbottigliati nel traffico, anche questo deve essere considerato. Inutile poi il ricorso alle pompe, piccole o grandi, fino a quando non si è ripristinato un sistema capace di ricevere le acque sollevate».
La proposta. «L’evento nelle 3 ore del 24 agosto su Pisa ha un tempo di ritorno compreso tra 200 e 300 anni», dicono i tecnici. Questo significa che ha una possibilità di verificarsi ogni 250 anni circa. «Ciò conferma il carattere dell’eccezionalità», sottolinea il vicesindaco. In questi casi, dunque, sembra ci sia poco da fare. In tutti gli altri, quelli con piogge forti, la città ha iniziato a proteggersi meglio. Ma non in tutte le zone, visto che alcune sono comunque a rischio allagamenti. Cosa si può fare? Riunioni sono previste per i prossimi giorni. Ghezzi anticipa una proposta: «Dopo aver individuato le zone a rischio maggiore (San Giusto, stazione, Porta a Lucca), si può programmare in quelle aree il raddoppio dei controlli e relativa pulizia delle caditoie. Può essere un contributo. Una migliore prevenzione facilita l’azione della protezione civile nelle emergenze».
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