Sicurezza
In silenzio e al buio per riascoltare le urla delle bombe
72 anni dopo, nel rifugio del Bastione Sangallo rivissuto il bombardamento che sconvolse la città
PISA. Prima le sirene, un suono stridulo e lacerante. Poi il passaggio degli aerei. Ben 152, tra Boeing B17 e B-24 Liberator. Infine le bombe, circa 1.100. Il rumore assordante degli edifici che crollano. Poi il silenzio, l'aria irrespirabile. Le macerie, la polvere, celano morte e dolore.
Era il 31 agosto 1943. Pisa conosce la guerra, le sue atrocità e il suo carico di morte con un inaspettato quanto devastante bombardamento degli Alleati che rase al suolo parte della città. Settantadue anni dopo, al Bastione Sangallo al Giardino Scotto, in quello che fu il principale e più grande rifugio antiaereo della città, l'associazione Acquario della Memoria, con il patrocino del Comune di Pisa, ha riproposto con l'evento inserito nel progetto Memory Sharing “Nel rifugio - suoni e storie di guerra” le voci, i racconti e le testimonianze di quel giorno e dei mesi successivi che hanno cambiato per sempre il volto e il futuro della città, calando gli oltre 250 partecipanti, divisi in due gruppi, in un turbine di emozioni e contraddizioni.
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Lo stesso luogo dove oltre sette decenni fa, migliaia di pisani scamparono ammassati alle 400 tonnellate di bombe che le cosiddette fortezze volanti, decollate dalle coste africane, sganciarono sulla città, si è trasformato lunedì sera - nel giorno del 72° anniversario dei bombardamenti di Pisa - nel palcoscenico del ricordo con l'audio-film “Bomba Libera Tutti”, un viaggio nei suoni e nelle storie del tragico bombardamento della città.
Trenta minuti di suoni, testimonianze inedite, diari privati per catapultare i presenti in un passato da riscoprire e condividere per continuare ad alimentare la memoria di chi, con il proprio sacrificio, ha gettato le basi per la nostra libertà. Le luci si abbassano. Il buio avvolge i sotterranei e le volte del bastione, come 72 anni fa quando le bombe degli Alleati oscurarono una giornata di sole, spezzando la vita a circa 950 persone. Non c'è più tempo. I suoni, le voci, il dolore, azzerano gli anni.
Le parole dei sopravvissuti raccolte e selezionate da Lorenzo Garzella, Nicola Trabucco e Domenico Zazzara si spandono nei sotterranei, intervallate dal fragore delle bombe che rievocano distruzione e morte, ma anche la voglia di vivere dei tanti che trovano la forza e il coraggio di resistere. Un racconto che riporta gli spettatori alle due estati cruciali per Pisa. Dal bombardamento dell'agosto del 1943 all'estate dell'anno successivo. «Un'estate quasi incredibile, nella parte di Tramontana, occupata dai tedeschi che avevano dichiarato la “zona nera”: vietato a tutti uscire di casa, pena la morte, ad eccezione di un intervallo di due ore (dalle 10 alle 12) per procacciarsi il cibo», raccontano gli autori. «Un clima apocalittico invade Pisa, che appariva come una città distrutta e saccheggiata, divisa in due dal fronte dell'Arno, sotto il tiro incrociato dei cannoni tedeschi da nord e di quelli Alleati da sud».
Si vive barricati nelle case rimaste in piedi, nel Duomo o in alloggi di fortuna, senza luce né acqua, dove gli escamotage per procurarsi un pezzo di pane, qualche frutto o qualsiasi altra cosa commestibile sono più forti della paura di finire vittima del fuoco nemico o alleato. «In quel periodo, alcuni cittadini scrivono sui loro diari fatti, opinioni, aneddoti, paure e speranze. Una cronaca privata e in presa diretta dalla frontiera in cui la storia incontra la vita quotidiana».
Gli stessi che l'associazione ha recuperato, raccontato e condiviso attraverso un suggestivo audio-film nello stesso luogo in cui 72 anni fa regnava il terrore e la voglia di sopravvivenza. Il “tavolo della memoria”, con fotografie e documenti, e i video proiettati sulle mura all'esterno e all'ingresso di quello che fu un luogo di salvezza per migliaia di pisani, raccontano il dolore di una città stuprata dagli oppressori fascisti prima e semidistrutta dall'arrivo dei liberatori con quello che fu un bombardamento “politico” a pochi giorni dall'armistizio. «Un bombardamento forse evitabile – sottolinea l'assessore Marilù Chiofalo, intervenuta al termine dell'iniziativa –, così come quello di Hiroshima e Nagasaki avvenuto due anni dopo con gli attacchi nucleari. L'aspetto più doloroso è dover accettare la “bontà” di quei bombardamenti che hanno aiutato ad accelerare la fine della guerra».
Una contraddizione, che ieri come oggi continua ad alimentare ogni conflitto.
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