Sicurezza
I sequestri dopo le multe pugno di ferro del Parco
Apposti i sigilli alle aree attigue alla strada di accesso al Bagno Hoasy Dallo stabilimento balneare: «Costituiremo una class action dei sanzionati»
TIRRENIA. Dopo le multe, scattano i sequestri.
Domenica mattina le guardie dell'Ente Parco di San Rossore hanno apposto i sigilli alle aree attigue alla strada di acceso al bagno Hoasy di Tirrenia, un piazzale e un giardino in concessione allo stabilimento balneare. Un sequestro preventivo, in attesa di convalida del giudice (che dovrà avvenire entro 48 ore dall'apposizione dei sigilli), per preservare le aree protette del Parco dalla sosta selvaggia. L'azione segue l'ondata di contravvenzioni elevate sabato scorso ai danni di decine di clienti dello stabilimento balneare di Tirrenia che avevano parcheggiato auto e moto lungo il viale di accesso al bagno che, secondo la normativa, dovrebbe essere pedonale e percorribile solo dai mezzi di soccorso e per il trasporto dei materiali.
Sarà contraddistinto da polemiche e carte bollate l'ultimo scorcio di estate e da un nuovo braccio di ferro tra l'Ente Parco e i gestori del Bagno Hoasy. Il primo accusa lo stabilimento balneare di gestire abusivamente un parcheggio sulla strada di accesso - situata in un'area interna all'oasi “Dune di Tirrenia” gestita dal Wwf, di proprietà comunale e mai data in concessione al bagno -, anche attraverso l'impiego di un parcheggiatore; i secondi puntano invece il dito contro i vertici del Parco e il loro accanimento contro l'attività imprenditoriale.
Roberto Antonelli, padre del titolare dello stabilimento balneare, risponde punto su punto alle accuse mosse dall'Ente Parco e annuncia una querela per danno d'immagine e un ricorso collettivo dei clienti multati. Contestando l'assenza della segnaletica che vieta la sosta delle auto lungo la strada che porta allo stabilimento, Antonelli specifica che l'addetto indicato come parcheggiatore «è stato impiegato per impedire la sosta selvaggia e favorire l'eventuale passaggio di mezzi di soccorso». «Gli automobilisti parcheggiano ovunque – spiega Antonelli –. Nei weekend, in particolare, la strada se non controllata si intasa, impedendo il passaggio dei mezzi di rifornimento e di soccorso. Abbiamo pensato quindi di impiegare un ragazzo (al quale i rappresentanti del Parco hanno svolto anche una sorta di interrogatorio durante il blitz di sabato scorso) per impedire, senza riscuotere alcun compenso per il parcheggio, la sosta sulla strada asfaltata».
Oltre cento le multe elevate sabato scorso (dall'importo di cento euro ciascuna) dalle guardie dell'Ente Parco. Un'azione che, secondo l'imprenditore balneare, ha provocato un danno d'immagine all'attività, oltre ad uno economico per centinaia di utenti del bagno. «Riuniremo tutti i clienti multati e ci rivolgeremo ad un legale per una class action perché, differentemente da quanto affermato dai vertici del Parco, gli utenti multati sono tutti molto arrabbiati», prosegue il padre del titolare dello stabilimento balneare annunciando un'azione legale anche per il danno d'immagine che secondo Antonelli l'attività imprenditoriale avrebbe subìto a seguito della pioggia di multe firmate dalle guardie del Parco di San Rossore.
Il direttore del Parco, Andrea Gennai, ha invece annunciato una querela contro il gestore del bagno, che lo avrebbe minacciato davanti a testimoni, tra cui il comandante delle guardie. «Un annuncio che ci coglie di sorpresa – conclude Antonelli – perché mio figlio, gestore dello stabilimento, dopo pochissimi minuti dall'arrivo delle guardie è andato via e, durante il blitz, nessuno ha riferito di aver subìto minacce».
Se Caronte ha acceso la stagione estiva, saranno adesso le polemiche e le querele, da una parte e dall'altra, ad infiammare l'ultimo periodo dell'estate del litorale pisano.
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