Il Tirreno

Pisa

Al centro profughi c’è il tutto esaurito

di Mario Neri
Al centro profughi c’è il tutto esaurito

Viaggio nel Cottolengo, tra storie di guerre e solidarietà

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SAN GIULIANO TERME. Happiness ha cancellato il suo nome. Un tratto di gomma sul passato, una scia di schiuma fra le onde del destino. «Ora per me conta solo il futuro». La salvezza è felicità, ed Happiness è felice sebbene sia sola e abbia perso tutto, orfana della Nigeria insanguinata dalle guerre, figlia del mare che l’ha risparmiata. Al Cottolengo è (quasi) l’unica donna, 20 anni, una dei 74 migranti ospitati nella struttura più imponente fra quelle allestite per l’emergenza nella provincia di Pisa.

O almeno l’unica ragazza che se ne stia qui nel piazzale di questa casa colonica insieme a tutti gli altri ragazzi arrivati sui pullman dalla Sicilia in queste settimane. Pantaloncini rosa, una t-shirt gialla con una giraffa e un cuore con scritto I am pretty, sono bella. Sul barcone c’è rimasta due giorni e due notti, in trecento. Doveva tenere le cosce larghe, con le ginocchia ripiegate. «Davanti c’era un amico, dormivo con la testa sulla sua schiena, dietro uno che non conoscevo». Provateci voi, quarantottore di fila senza bere, mangiare e, se ci riuscite, senza fare i bisogni, e se li fate, a sopportare la puzza. E ora sapete perché Happiness è felice e gioiosa davvero, gli occhi neri sembrano una notte stellata, anche se questa casa enorme secondo il sindaco Sergio Di Maio e il vicesindaco Franco Marchetti scoppia di profughi. «Troppo affollata», dicono, anche se sperduta fra i campi di via San Jacopo ad Arena Metato.

I vicini di casa sono cinque, a cento metri c’è un distributore. «Ma a nessuno di noi hanno mai dato fastidio, sono bravi ragazzi», dicono Paolo Santoni e sua moglie. Quindi è troppo affollato soprattutto perché non doveva essere quello che è: un rifugio stabile per molti dei suoi ospiti. «L’idea - dice Antonio Cerrai, presidente della Croce Rossa pisana - era quella di organizzare una struttura da 30-40 posti, dove far arrivare i profughi per i primi screening sanitari e le pratiche amministrative di identificazione. Dovrebbe funzionare come un polmone che si riempie e si svuota in continuazione. In realtà per assenza di alloggi sul territorio, molti profughi sono qui da settimane, ma siamo già in overbooking». Così San Giuliano è il Comune che ha dato di più, oggi sul territorio ospita 134 persone, oltre il doppio di quello che dovrebbe se si considera come “limite” la media di 1 migrante ogni 600 abitanti fissata dalla Regione. Vecchia pensione per suore della Divina Provvidenza, da undici anni era abbandonata. Oggi è uno dei centri di accoglienza più grandi della Toscana, forse tanto da mettere in dubbio il modello dell’accoglienza diffusa, sostenibile e solidale. Enrico Rossi arriverà qui proprio domani pomeriggio. Il centro ultimamente si regge anche su fortunosi imprevisti: domenica 20 fra eritrei e siriani sono fuggiti, erano appena arrivati. Fra poco è mezzogiorno e i volontari della Croce Rossa (9 ogni giorno) portano il pranzo: riso, pollo, patate, formaggio e frutta. Happiness guarda Aliou e gli amici che giocano a pallone e sorride. «Vogliono tutti diventare campioni di calcio in Italia». Anche il deserto se l’è fatto in solitaria, «quattro mesi di viaggio». In patria le etnie rivali non hanno risparmiato nessuno. Padre madre, sorelle, fratelli, cugini, nessuno. «Sono arrivati col mahcete». Per questo, una volta arrivata qui, anche lei si è data da fare. «Ci hanno consegnato questo centro il 19 luglio - racconta Cerrai - Non c’era acqua ed era sottosopra, finestre e persiane divelte, i bagni in condizioni tragiche. All’una di notte sono arrivati i primi profughi. Se, come vorrebbe far pensare qualcuno, questi ragazzi fossero tutti pelandroni oggi questo posto non esisterebbe nemmeno». Invece i migranti - donne e uomini venuti da Ghana, Mali, Burkina Faso, Guinea, Nigeria e Niger, Senegal e Camerun - non sono rimasti con le mani in mano. Hanno rimesso in piedi la cucina, la lavanderia, ogni camerata è pulita e ordinata. Cerrai gli ha messo la tv e qualcuno ha anche il cellulare, certo, ma loro sono rispettosi ed educati: hanno imparato a fare la differenziata e qualche giorno fa sono venuti a Pisa con i secchi e gli stivali a svuotare le case allagate. Andranno a ripulire il Parco della Pace a Pontasserchio e le strade a Porta a Mare. Non solo: al Cottolengo qualche giorno fa sono approdati un uomo che negli ultimi due anni ha vissuto in macchina e una famiglia di rumeni con la cittadinanza che ha perso tutto. Profughi della crisi, loro. Indovinate chi ha ristrutturato gli appartamenti?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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