La manifestazione
Da tre anni c’è un’auto pirata in fuga
Pisa: fu travolta e uccisa a 25 anni in via delle Cascine. La madre: «Sono disposta a perdonare»
AOSTA. Il rumore assordante di una frenata improvvisa, poi un impatto tremendo. Era il 31 luglio del 2012 quando Nicole Landry, 25 anni di Aosta, e lo zio Giampaolo Chenal, 55 anni, vennero investiti da un’auto in via delle Cascine a Pisa mentre attraversavano la strada sulle strisce pedonali. Due giorni dopo, la dolce Nicole cessava di vivere per le numerose ferite riportate, mentre lo zio Giampaolo, dopo un mese in coma farmacologico all'ospedale Santa Chiara, veniva dimesso seppur con gravi lesioni. A distanza di tre anni da quei giorni, che però non sono serviti ancora a dare un nome e un volto al pirata, che subito dopo l'impatto si diede alla fuga, lasciando due corpi sull'asfalto a molti metri di distanza uno dall'altro. E pensare che proprio per quel viaggio a Pisa in occasione di una visita medica dello zio Giampaolo, i due avevano preferito il treno alla macchina proprio per evitare i pericoli del lungo viaggio visto il periodo di grande traffico. Ma il destino non tenne conto di questa precauzione, perché la morte arrivò alle dieci e trenta di sera e per di più nel giorno del compleanno di Nicole, dopo una pizza al ristorante consumata assieme allo zio. La madre Pierrette Chenal, 48 anni, quella sera era rimasta in albergo, ma fu la prima a scendere in strada trovandosi davanti ad una tragedia ormai compiuta.
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Oggi, dopo anni di dolore e dopo un lungo percorso nella fede, la grande decisione: «A distanza di tre anni dalla scomparsa della mia dolcissima piccola Nicole, ho maturato nei confronti del pirata della strada che me l'ha strappata via, un sentimento di perdono e spero che voglia al più presto incontrarmi». Parole che Pierrette Chenal pronuncia con fermezza e senza rancore. «Ho riflettuto a lungo su questo passo, ma ci sono arrivata grazie alla fede che mi ha sempre sostenuto in tutti questi anni. Dio perdona tutti gli esseri umani che si pentono, quindi perché non dovrei farlo anch'io? Pertanto – continua Pierrette –, sperando che questa persona abbia avuto la capacità di comprendere quello che ha fatto, sono disponibile ad incontrarla se lo riterrà opportuno, non tanto perché voglia vederla, ma per una sua liberazione dal peso che si porta dietro». Dopo tre anni dunque, il perdono. Ma quali tormenti avrà attraversato questa mamma per arrivare a questa decisione? «Quando muore un figlio la madre muore con lui – continua Pierrette Chenal –, perché non è naturale, quindi se non avessi avuto la fede, oggi non so se sarei ancora qui. Però ho anche un figlio che mi è vicino, ed è per lui che vado avanti».
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Una pace interiore ritrovata dunque? «Conosco Nicole come me stessa... Mia figlia era una ragazza buona d'animo e sono certa, ovunque essa sia, che approverà quello che penso io oggi». Sarà raccolto dunque questo appello? «Io sono qui ad Aosta, e aspetterò».
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