Il dolore
Ancora visibili i danni a Cisanello
Pannelli mancanti ai soffitti nel reparto di diagnostica e apparecchiature a mezzo servizio, tra cui una risonanza
PISA. «Sono entrato per una dialisi alle 7 e sono uscito alle 19». Non ha ancora smaltito la sua rabbia l’anziano paziente che la mattina del nubifragio doveva fare la dialisi programmata nel seminterrato dell’edificio 30 di Cisanello. Quando è arrivato, c’erano già le idrovore in azione e lui, la dialisi l’ha dovuta fare in un altro reparto allestito in tempi record dall’Azienda ospedaliera-universitaria pisana. «La buona sanità la fanno le persone che ci lavorano e che non dovrebbero essere messe in queste condizioni di emergenza da una classe politica avvezza a tagliare nastri e che ha fatto la scelta scellerata di collocare un nuovo ospedale a due passi dall’Arno». Lo dice fuori dai denti il consigliere regionale dei Cinque Stelle Andrea Quartini, arrivato ieri a Cisanello per un sopralluogo con l’altra consigliera regionale, Irene Galletti, e con Elisabetta Zuccaro e Valeria Antoni consigliere comunali.
Il sopralluogo ha messo in luce da un lato l’efficienza dell’unità di crisi dell’Aoup ma anche alcuni danni che restano visibili. I corridoi del reparto di diagnostica hanno pannelli mancanti sui soffitti, una decina di monitor su cui si visualizzavano le immagini diagnostiche sono spenti in via precauzionale così come una risonanza magnetica non funziona a pieno regime. Alcune apparecchiature di oculistica sono ancora sottoposte a verifica. Sono stati ripristinati pienamente la sala delle dialisi e l’eliporto e durante il sopralluogo abbiamo “incontrato” solo due gocciolamenti in alcuni corridoi. «L’acqua è penetrata negli edifici sia dal basso come nel seminterrato delle dialisi che dalle intercapedini e grondaie del tetto», dice Marco Nerattini della direzione aziendale di Cisanello. I consiglieri del M5S hanno documentato tutto con foto e video e Zuccaro dice: «Ma come è possibile collocare macchinari salvavita, come quelli della dialisi, in un seminterrato?».
Galletti invece non si capacita di come possa infiltrarsi l’acqua da tetti a regola nuovissimi. «Si tratta dell’intercapedine che c’è tra i giunti della parte sommitale dei palazzi e i lastricati dei tetti dove, con precipitazioni normali, l’acqua defluisce senza ristagnare», spiegano dalla Aoup. Tutti i consiglieri del M5S sono convinti che quell’ospedale non doveva essere fatto lì. «Il fiume fa diverse anse per smorzare la sua velocità e portata prima di arrivare in città e il nosocomio è stato costruito proprio sull’ultima ansa, la più grande», dicono i consiglieri comunali. Antoni in particolar modo osserva che «I black-out e le interruzioni di servizio non sono giustificabili dall'eccezionalità dell'evento atmosferico, ma mettono in luce importanti responsabilità politiche di chi ha concepito l'espansione dell'ospedale su una superficie ampia e dispersa in molteplici edifici, con una qualità edilizia che è sotto gli occhi di tutti, in una cassa di espansione della golena d'Arno».
Zuccaro rincara la dose e vede altre nuvole addensarsi su Cisanello. «Prosegue l'opera di impermeabilizzazione del suolo di una zona già critica, con la previsione di asfaltare 3 lotti di parcheggi per un totale di 4.000 posti auto, senza prendere in considerazione tecniche meno invasive dell'asfalto». C'è da dire che l'Aoup anche durante il sopralluogo di ieri, ha dimostrato collaborazione e trasparenza come riconosciuto dai "cinquestellati". Ma i primi a sostenere che quell'ospedale “non s'aveva da fare” è stato il sindacato degli infermieri Nursind e lo ribadisce con il suo segretario provinciale Daniele Carbocci, che dice: «Come è mai possibile che strutture e macchinari come risonanze magnetiche, tac, angiografi digitali, siano posti nel seminterrato di una struttura costruita su un terreno alluvionale a ridosso degli argini del fiume Arno?». Carbocci punta il dito anche contro la manutenzione: «Oltre ai grossi problemi di progettazione ci sono altrettanto grossi problemi di manutenzione perché non esistono più manutentori interni, tutto è appaltato all’esterno e quindi non ci sono più dipendenti interni che conoscono le strutture e si procede a vista con le riparazioni di quel che via via si rompe affidando gli interventi a ditte esterne che non conoscono l’intero complesso». «Ma l’azienda – conclude il Nursind – ha un mega dipartimento di area tecnica che dovrebbe sovrintendere anche ai lavori di manutenzione».
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