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Pisa

Un’altra stagione “nera” per l’olio dei monti pisani

Un’altra stagione “nera” per l’olio dei monti pisani

Per secoli è stato il volano dell’economia del territorio: quest’anno le aziende prevedono una produzione ridotta del cinquanta per cento. Un anno fa fu peggio

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SAN GIULIANO. L’olio ha rappresentato per secoli il volano d ell’economia del monte pisana e del lungomonte interessando comuni come San Giuliano, Calci, Vecchiano, Buti e Vicopisano. Negli ultimi anni dagli oliveti sono arrivate brutte notizie. Se nel 2014 la produzione olivicola ha perso un buon 90% del raccolto, il 2015 non sarà sicuramente l’anno del riscatto dal momento che numerosi olivicoltori, già da ora, prevedono un calo di oltre il 50% sulla normale produzione. Senza contare l’ulteriore perdita che la mosca olearia potrebbe arrecare, nel caso non si riuscisse ad arginare un eventuale attacco del temuto fitofago, la cui presenza sta aumentando, anche se prevalentemente a macchia di leopardo. C’è la possibilità realistica che a un anno disastroso ne succeda uno cattivo, con l’inevitabile incremento poi delle olivete abbandonate e delle aziende che chiudono. Un fenomeno che recentemente si è registrato con le conseguenze facili da immaginare. Abbiamo chiesto il parere alla dottoressa in scienze agrarie Serena Nizzoli, dell’azienda agricola “L’oro del colonnello”, marchio vincitore di numerosi premi, che ha fatto conoscere l’oro del monte pisano sia in Italia che all’estero. «La situazione delle aziende olivicole è a un punto di non ritorno, siamo ostaggio di mutamenti climatici ed attacchi parassitari e fungini sempre più aggressivi - afferma Serena Nizzoli - la commercializzazione dell’olio extravergine biologico ad indicazione geografica protetta, fiore all’occhiello della nostra azienda, sarà presto solo un ricordo. Un vero peccato perché a perderci non saranno solo gli operatori del settore bensì l’intera comunità, per la mancanza del prodotto tipico del territorio e per la perdita di quella parte di paesaggio rappresentato dagli oliveti curati, destinati ahimè, a trasformarsi in roveti e boschi impenetrabili».

Più o meno sulla stesa a lunghezza d’onda nelle valutazioni gli addetti ai lavori di località diverse del lungomonte. Roberto Chesi, che ha una vasta superficie di olivi in alta Valle Graziosa, così fotografa la situazione: «Rispetto all’anno scorso le cose sono ben diverse, però non possiamo fare grandi salti di gioia. Peggio del 2014 del resto non sarebbe possibile in quanto quella della passata stagione è stata la raccolta peggiore del secolo. Rimane adesso un mese e mezzo per valutare appieno l’andazzo, legato soprattutto ai fattori climatici». Angela Nugara, che con passione cura un fondo sopra Venezia di Rezzano, non nasconde un cauto ottimismo: «Finora un bel po’ di olive fanno bella mostra sugli alberi. Non una produzione compatta, piuttosto a sprazzi. La mosca olearia al momento non crea serie preoccupazioni».

Pierluigi Ara

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