Il dolore
SAN GIUSTO E SAN MARCO, CHE “SBALZO” FRA DIRE E FARE
Guardatele tutte queste facce, sono i volti della paura e della rassegnazione. Ma sono anche quelli della rabbia. Una rabbia che ora l’amministrazione del sindaco Marco Filippeschi sarà costretto ad...
Guardatele tutte queste facce, sono i volti della paura e della rassegnazione. Ma sono anche quelli della rabbia. Una rabbia che ora l’amministrazione del sindaco Marco Filippeschi sarà costretto ad arginare ed assorbire con i fatti così come il sistema idrico cittadino avrebbe dovuto fare con la piena che ha trasformato Pisa in una laguna. Lo ha ripetuto senza sosta e con la fermezza di chi non temeva di essere smentito: «Non date la colpa alle fogne, non alla manutenzione». Perché, sostiene, di fronte a un cielo diventato per tre ore quello dei tropici e ad una pioggia monsonica nulla e nessuno avrebbe potuto qualcosa. La «catastrofe» (così l’ha definita) era inevitabile. Ora non potrà più dirlo con la stessa ostinata risolutezza. «Guardate i tombini, guardate, erano pieni di terra. Siamo stato noi a doverli ripulire per far defluire l’acqua», ci hanno raccontato ieri i cittadini di San Marco e San Giusto durante un viaggio nei quartieri sommersi. E il loro racconto non è soltanto quello di un’inefficienza ordinaria, alimentata dalla mancanza di fondi. È la storia di un’asimmetria, uno sbalzo fra detto e fatto. L’incuria, la cattiva manutenzione, quei tombini ingolfati di terra, sembrano il prodotto di una beffarda indifferenza. Quella con cui un giorno si annunciano lavori di pulizia ordinaria, costringendo i residenti a spostare le auto, e in un altro ci si rimangia la parola. «Ehi, ci siamo sbagliati, togliamo i cartelli e anche i divieti. Non siamo venuti, ripasseremo». Perché nessuno li ha visti gli operai impegnati in via Ghisleri, nessuna delle famiglie che ieri si sono ritrovate in strada, con i salotti stesi al sole, gli elettrodoimestici da buttare, le foto, i libri, gli affetti macerati dall’acqua. No, non è la prima volta che San Giusto e San Marco si allagano, non è la prima alluvione in questi quartieri. Luca Ciappi, ex assessore al bilancio negli anni ’90, ne ha viste tante. La sua casa è sulla frontiera. Fra via Santa Bona e via Cerboni. «Non mi va di far polemica, questa è una zona a rischio idrico e lo sappiamo, ma va detto via - si sfoga - è colpa dell’amministrazione. L’ho detto mille volte a Filippeschi: guarda che quella montagna di terra fa da diga». E non solo. Ascoltatelo Ciappi: «Sono stati spesi molti soldi per installare le idrovore ai Navicelli. Ma l’acqua da qui come fa a defluire verso le idrovore, il tubo di ricezione è più in alto di quello di scolo. Hanno sbagliato il progetto». O almeno così dice uno che amministratore lo è stato. E ora sbalza la rabbia.
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