Il Tirreno

Pisa

Nessun quartiere si è salvato

di Francesco Loi
Nessun quartiere si è salvato

Allagamenti a macchia di leopardo: i casi di Cisanello e Porta a Lucca

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PISA. Primo esempio: non tutto Corsa Italia era allagato. Metà sì e metà no. Nella metà sì, danni e rabbia a fiumi. Di là, tutto un «l’abbiamo scampata bella». Secondo esempio: quartiere Don Bosco nel tratto iniziale di via Parini con acqua in strada sopra il marciapiede, cortili dei palazzi come piscine, acqua anche negli ingressi e ascensori ko. Trecento metri più in là, quartiere quasi asciutto. La mega-pioggia fino a 150 millimetri ha colpito dunque a macchia di leopardo la città. Dove è successo, un disastro. Negli altri punti quasi come se fosse passato un normale acquazzone. Il problema è che, a suon di aree colpite a macchia di leopardo, tutto il territorio comunale è stato coinvolto.

La mappa. Quella che pubblichiamo in queste pagine, anche se sicuramente approssimativa, mostra proprio come Pisa si sia rivelata fragile. Pur nell’eccezionalità dell’evento. Domanda inevitabile: ma perché tutte queste differenze all’interno di uno stesso quartiere o addirittura nella medesima strada? «Questione di pendenze», dice Marco Monaco, presidente del Consorzio di bonifica Fiumi e Fossi. «L’acqua si accumula dove ci sono i punti più bassi e le differenze di centimetri - aggiunge - sono accentuate dalle grandi masse di pioggia caduta».

La rete dei canali. Ma dove e come viene indirizzata l’acqua piovana? I maggiori canali finali, quelli che conducono al mare, sono i Navicelli, Fossa Chiara lungo l’Arnaccio, lo Scolmatore e il Fiume Morto. Sono invece canali e fossi disposti “a corona” rispetto all’abitato che hanno il compito di far defluire le acque che giungono dalle fogne. I problemi cominciano proprio qui: se le fognature sono vecchie (e sono vecchie), oltre che sottodimensionate perché pensate per una città più piccola e non guardando all’espansione futura (che c’è stata), allora i conti non possono tornare.

I “nuovi” quartieri. A proposito di esempi, questa differenza si nota in zone più o meno recenti come sviluppo. In quella recentissima dell’insediamento Ikea - di cui parliamo a parte - quasi come se non fosse successo niente. In quella recente di Cisanello-Pisanova (recente a confronto con altre zone della città) allagamenti impensabili per vastità. «Il fatto è che i servizi sono sottodimensionati - spiega Monaco - perché pensati quando tutto intorno non era stato ancora cementificato». L’area è anche quella del nuovo polo ospedaliero. «Si scontano i disastri degli anni Settanta e Ottanta, quando si costruiva e via. In certe parti bisognerebbe buttare tutto giù e ricostruire, ma ciò evidentemente non è possibile», dice ancora il presidente di Fiumi e Fossi. Il suo ragionamento è più ampio e riguarda una visione miope di carattere urbanistico che coinvolge tutta l’Italia. Pisa non è immune. Se là dove c’erano campi, come a Cisanello e Pisanova, ora ci sono solo costruzioni, è evidente che la capacità del terreno di assorbire è assai ridotta.

Il caso Pratale. In tante zone della città ci sono state richieste di aiuto inevase. Non tanto per garage e scantinati allagati, quanto per condomini rimasti isolati. «Ma non si è visto nessuno», dice un residente di Pratale. «Ci siamo arrangiati con un’autobotte privata». E un altro: «Manda allora la fattura al sindaco». La risposta tecnica: «Fin quando i livelli dei canali è rimasto alto, inutile pompare l’acqua: non sarebbe stata smaltita». Così i disagi si sono protratti quasi per un giorno intero. Il problema dei dislivelli torna: «Ci sono canali più alti e più bassi», spiegano a Fiumi e Fossi. Hanno faticato anche le idrovore chiamate ad accelerare il deflusso delle acque. Impianti da settantamila litri al secondo, non macchinette.

E quello di Porta a Lucca. Un quartiere tradizionalmente a rischio allagamenti. Stavolta ha contenuto, e non poco, i problemi. Ha fatto la differenza una quantità di pioggia caduta curiosamente inferiore. A Fiumi e Fossi sottolineano però anche l’apporto del fosso chiamato delle Palazzine, che si trova alle spalle dell’abitato. Il fosso è stato in parte “tagliato”, quindi allargato. Un intervento che si era reso necessario con urgenza dopo gli allagamenti del 2012. La dimostrazione che si può comunque intervenire con accorgimenti, almeno in alcuni casi.

Sotto osservazione. Il giorno dopo la grande pioggia Pisa dunque s’interroga. E la prima risposta è che di fronte ad eventi di tale portata risulta indifesa. Il tandem infrastrutture-protezione civile dovrà però trovare soluzioni, sia di prevenzione che di mitigazione dei disagi, visto che non si potranno evitare. Le riflessioni sono in corso e da mesi. In altre parole, non si è atteso per forza il super acquazzone di questo agosto. Anche perché un conto sono gli eventi straordinari, un altro le piogge forti, ma che rientrano in una casistica di normalità. In città sono segnalate infatti zone comunque “sensibili”. Tra queste sono sotto osservazione un tratto di via Garibaldi, alcune parti di Porta a Lucca e di San Giusto. Tra le novità anche la zona del dipartimento di Ingegneria. Secondo alcune ipotesi potrebbe essere una conseguenza degli scavi delle antiche navi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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