Il Tirreno

Pisa

Il luogo dell’addio a Marco è diventato sinonimo di vita

di Sharon Braithwaite
Il luogo dell’addio a Marco è diventato sinonimo di vita

Ricordato il sacrificio del 23enne Verdigi, annegato 11 anni fa dopo aver salvato dalle acque due bambini in difficoltà

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MARINA DI PISA. Sono passati 11 anni dalla morte di Domenico Marco Verdigi, ma il ricordo del suo sacrificio estremo è ancora impresso nelle menti di un’intera comunità. Ieri pomeriggio decine di persone hanno partecipato alla messa in suo onore, tenuta da don Antonio Cecconi davanti alla lapide a lui dedicata in piazza Viviani. Proprio davanti a quei maledetti scogli da cui si tuffò più di due lustri fa. Era il 21 agosto 2004. Marco era andato a Marina con alcuni amici, il mare era agitato e non invogliava certo a fare il bagno. Nonostante le condizioni avverse, quasi proibitive, due bambini decisero di buttarsi: una scelta imprudente che li portò lontano dalla riva. Marco vide che erano in difficoltà e non esitò a tuffarsi. Dopo averli tratti in salvo fu risucchiato dalle onde, il mare in tempesta non diede scampo al giovane. Le ricerche del suo corpo durarono sette giorni, un lasso di tempo straziante per papà Andrea e mamma Carla, i parenti e amici di famiglia. Don Cecconi, durante la cerimonia, ha ricordato il carattere sacro del gesto di Marco. Un sacrificio come impegno totale nei confronti dell’altro, «simile all’offerta che Gesù fa di sé durante l’ultima cena». «Questo luogo è pieno di simboli che sono sinonimi di vita, la vita che Marco ha donato a due bambini e la speranza che l’associazione che porta il suo nome ha dato a tanti ragazzi in difficoltà – ha affermato il vicesindaco Paolo Ghezzi –. Marco ci ha insegnato a fare la cosa giusta. Ognuno di noi si trova, prima o poi, a fare delle scelte. Troppe volte ci giriamo dall’altra parte quando vediamo qualcuno in difficoltà».

Il sacrificio di Verdigi è legato anche al tema della sicurezza in mare, per cui «negli ultimi 11 anni molto è stato fatto – ha aggiunto Ghezzi –. La generosità di Marco ci obbliga a riflettere sui nostri comportamenti». «In questi anni l’associazione Marco Verdigi ha portato a termine molti progetti grazie al bando che viene bandito ogni anno dal Comune di San Giuliano – ha detto Sergio Di Maio, sindaco del Comune termale –. Il bando 2015 si è da poco concluso e a breve la giuria si riunirà per decidere i vincitori». Anche Di Maio si è soffermato sulla purezza del sacrificio di Verdigi. «Marco ha sacrificato la sua vita per due ragazzi, che oggi sono uomini grazie a lui. Spero che loro comprendano l’estrema importanza di questo suo gesto», ha sottolineato il primo cittadino. Le famiglie dei bambini salvati da Verdigi non hanno mai preso contatti con i genitori. Un silenzio che l’anno scorso, in occasione del decimo anniversario della tragedia, Ghezzi definì “imbarazzante”. Antonio Cerrai, della Croce Rossa Italiana, ha ricordato quanto negli ultimi anni sia aumentata la consapevolezza dei rischi del mare. «C’è ancora molto lavoro da fare, ma oggi c’è una sensibilità diversa – ha detto Cerrai –. Tre settimane fa una persona è stata salvata proprio qui davanti, dal bagnino che ogni fine settimana sorveglia le spiagge, grazie al piano “Spiagge sicure” introdotto dall’amministrazione comunale».

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