Il Tirreno

Pisa

A scuola di orto i profughi ospitati da Comune e Sds

di Sharon Braithwaite
A scuola di orto i profughi ospitati da Comune e Sds

San Giuliano: successo per il progetto di accoglienza messo a punto con la Regione e le associazioni di volontariato

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SAN GIULIANO TERME. I migranti arrivati nelle ultime settimane nel territorio sangiulianese potranno svolgere attività di volontariato nell’ambito di progetti di inserimento sociale. Lo prevede una convenzione stipulata il 14 agosto tra il Comune, la Società della Salute (soggetto che gestisce l’accoglienza di migranti in attesa di protezione internazionale), la cooperativa sociale Arnera e l’associazione di volontariato Ortisani Onlus. Sono poco più di un centinaio i profughi africani distribuiti nelle varie strutture di accoglienza del comune termale: 8 sono ospitati nell’edificio Opera Pia; altri 8 alla Caritas di Pontasserchio; 21 a San Martino Ulmiano; 18 alla Piaggerta, nel Parco di San Rossore; circa 70 i profughi nel complesso del Cottolengo ad Arena Metato. La convenzione è stata predisposta dalla Società della Salute, che ha aderito all’accordo della Regione in collaborazione con Prefettura di Firenze, Anci Toscana, associazioni di volontariato e di promozione sociale, cooperative sociali e altri soggetti del settore, per la realizzazione di percorsi di accoglienza e integrazione a favore dei cittadini stranieri che hanno presentato istanza per il riconoscimento della protezione internazionale.

Nel caso del Comune termale, il primo progetto è rivolto agli ospiti nella struttura di pronta accoglienza di via Lenin a San Martino Ulmiano, gestita dalla cooperativa Arnera. Il progetto è realizzato e gestito dall’associazione Onlus Ortipisani e prevede, una volta acquisita la necessaria documentazione, corsi di formazione teorico-pratica per il futuro inserimento nel lavoro, là dove i migranti individuati decideranno di stabilirsi. In campo docenze qualificate che offrono le proprie competenze a titolo completamente gratuito, per dare a queste persone una prospettiva attraverso il lavoro e la conoscenza. «Nel nostro Paese ci sono sempre stati flussi migratori. Oggi è impensabile fermare questi processi con misure restrittive. Questo progetto è un esempio di solidarietà attiva e ragionata – afferma il vicesindaco Franco Marchetti –. Vogliamo fornire a queste persone gli strumenti per inserirsi nella nostra comunità. Ognuno deve fare la propria parte». «Gli obiettivi di questo progetto sono tre: fornire competenze di base per i mestieri del mondo agricolo/artigianale/enogastronomico; fornire competenze sui rapporti di lavoro e favorire l'inclusione e l'integrazione, tramite l'inserimento dei volontari nelle attività di cultura dell'orto e del cibo dell'associazione – spiega Giuliano Meini, Ortipisani Onlus –. Con questi ragazzi migranti vorremmo creare un orto sociale all’interno dell’ospedale Cisanello, insieme all’azienda agricola l’Ortofruttifero di Marco Pacini».

Marco Cioni, presidente di Arnera, elogia il modello di accoglienza diffusa promosso dalla Regione, perché «tiene conto delle esigenze dei migranti che vogliono restituire quanto questo territorio dà loro». E Giuseppe Cecchi, presidente Sds, sottolinea che «impegnare i migranti in queste attività li allontana dall’emarginazione e della delinquenza. Basta con la politica dell’emergenza, occorre esercitare le funzioni di governo in maniera adeguata».

Adio Dare, 18 anni, è arrivato in Italia a giugno. È uno degli aderenti al progetto: «In Nigeria personalizzavo vestiti e oggetti con stampe. Lì non si può vivere, troppi i conflitti. I miei familiari sono morti, ho solo un fratello. Dopo aver attraversato il deserto in tre mesi, sono arrivato in Libia dove ho lavorato per guadagnare i soldi per la traversata. Sono infinitamente grato dell’accoglienza ricevuta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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