Il Tirreno

Pisa

Desideri presenta il conto «Pagatemi 178.000 euro»

di Pietro Barghigiani
Desideri presenta il conto «Pagatemi 178.000 euro»

Sono le spese legali sostenute dall’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Assolto due volte. L’Aoup: «Prima di saldare vogliamo approfondire i documenti»

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PISA. Ha conosciuto il carcere e la privazione della libertà per un mese tra cella e domiciliari.

Un potente in prigione con ladri e spacciatori è una miscela che fa esplodere la notizia. E lo scoppio ci fu, fragoroso e ripetuto nel tempo.

Quelle asimmetrie della giustizia, tra chi accusa e chi deve giudicare, scrissero poi altre pagine per Enrico Desideri, 64 anni, dal marzo 2004 al novembre 2006, direttore generale dell'Azienda ospedaliero universitaria pisana: assolto in primo grado nel 2009 perché il fatto non sussiste con sentenza confermata in appello nel 2012 e diventata irrevocabile nel febbraio 2014.

Lo avevano arrestato il 30 ottobre 2006. Fu uno choc in città e, solo dopo la prima assoluzione, tanti, coerenti con l’abitudine italiana di correre in soccorso del vincitore, gli manifestarono stima e fiducia.

Spese legali. Superati, dopo un ko iniziale, gli inciampi giudiziari senza vedersi frenare una brillante carriera, ora il top manager della sanità toscana (attuale commissario della Asl 9 dell’area vasta di Arezzo, Siena e Grosseto), chiede all’Aoup il saldo delle spese legali.

Il suo avvocato, Lorenzo Zilletti, le ha quantificate in 138.000 euro per il primo grado e in 22.000 per l’appello.

L’ospedale non paga tutto. Con l’aggiunta di altre voci si arriva a 178.000 euro che l’ospedale non ha intenzione di pagare per intero, almeno in questa prima fase.

Per ora si limita a versare 32.000 euro, Iva compresa, al professionista fiorentino che batte cassa per le notule di un caso giudiziario andato avanti per 6 anni.

Prima di liquidare il resto, l’azienda ospedaliera ha chiesto di approfondire conti e documenti presentati dall’avvocato e, prima di pagare, ci vorrà, comunque, l’intesa della Regione.

«Stante la complessità della notula per la consistente attività svolta nelle varie fasi del giudizio di primo grado (fase introduttiva, fase cautelare, fase istruttoria, fase abbreviato), così come in appello – è il ragionamento dell’Aoup – ai fini della effettuazione della valutazione di congruità in conformità ai principi sul punto elaborati in sede giurisprudenziale , è necessario disporre di tutti gli elementi indispensabili per verificare sia che l'attività svolta sia da ritenersi effettivamente necessaria per la difesa, sia per verificare la congruità degli importi richiesti, quantificati, in alcuni casi, con valori notevolmente superiori ai valori massimi delle tariffe professionali».

Desideri, in forza del contratto con la Regione, era coperto a livello legale. Il suo datore di lavoro, in caso di assoluzione, doveva pagargli l’avvocato. Ed è quello che ora il manager chiede di mettere in pratica all’Aoup che, dal suo punto di vista, prende tempo e vuole studiarsi bene applicazioni tariffaria, spese varie e documenti prodotti dall’avvocato Zilletti.

La storia. Desideri fu arrestato nell’ambito di un’indagine della Procura con le accuse di peculato, abuso d'ufficio e violazione del diritto d'autore. La vicenda era quella dell'ampliamento e della ristrutturazione dell'ospedale di Cisanello, e il trasferimento del Santa Chiara.

Un’inchiesta nata nel 2005 e condotta dall’allora pm, Antonio Di Bugno che in primo grado aveva chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi.

Si contestava al manager la stesura del secondo masterplan sulla ristrutturazione (troppo simile al primo, si sosteneva), oltre che ad acquisizioni e permute di terreni a prezzi considerati elevati rispetto agli accordi presi dalla precedente gestione. Un’operazione che, secondo la Procura, avrebbe provocato un danno economico all’azienda.

L’allora direttore generale dell’Aoup chiese di essere giudicato in abbreviato. E la sentenza fu di assoluzione «perché il fatto non sussiste». Il gup respinse alla radice le argomentazioni dell’accusa. La Procura fece ricorso in appello e in due udienze anche i giudici di secondo grado confermarono il primo verdetto. Il manager ha incassato le assoluzioni, ora è il suo avvocato che vuole passare all’incasso. E quei soldi non devono uscire dalle tasche di Desideri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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