Il Tirreno

Pisa

“Guardie di città”, diffida della prefettura

di Pietro Barghigiani
“Guardie di città”, diffida della prefettura

«Deve lavorare chi è in regola». Avviato anche il procedimento amministrativo per la sospensione o la revoca della licenza

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PISA. L'avvio di un procedimento amministrativo che potrebbe concludersi con la sospensione o la revoca della licenza.

Un controllo incrociato tra chi risultava in servizio e l'effettiva regolarità nella detenzione di armi da fuoco.

L'accertamento come prassi diffusa nella gestione dell'istituto di presentare la richiesta di rinnovo del porto d'armi per le guardie con ritardi anche di mesi. E, soprattutto, la diffida formale all'azienda a non far lavorare il personale che dovesse risultato privo di licenze. "Deve lavorare chi è in regola" è il senso lapalissiano della diffida.

L'inchiesta amministrativa della prefettura sul "Corpo Guardie di Città" ieri ha visto la notifica all'azienda di Mariano Bizzarri Ollandini dell'atto che dà il via all'istruttoria silla posizione irregolare di Simone Paolini, la guardia giurata di 37 anni, residente a Pisa, indagato per omicidio preterintenzionale, che alle 4,30 circa di giovedì scorso ha sparato e ucciso il collega fuori servizio, Davide Giuliani, 46 anni, di Montecalvoli, al Palabingo di Navacchio, dopo esserselo trovato davanti con il casco in testa e una pistola puntata contro per prendergli l'incasso.

Paolini era inquadrato come steward. Sapeva di avere il porto d'armi scaduto dal 4 febbraio. Così come ne era a conoscenza l'azienda che lo mandò, comunque, a fare un servizio armato da abusivo.

L'istituto di vigilanza ha dieci giorni di tempo a partire da ieri per presentare memorie e chiarimenti sulle contestazioni mosse dalla prefettura. Almeno su quelle già emerse, in attesa della conclusione dell'ispezione condotta da questura, carabinieri e Guardia di finanza.

A breve la relazione verrà depositata sul tavolo del vice prefetto vicario, Valerio Massimo Romeo. E solo in quel momento saranno valutate le eventuali decisioni nei confronti del "Corpo Guardie di Città".

Di sicuro c'è il sequestro della pistola del comandante delle guardie, Daniele Paolicchi, 54 anni, di Pisa.

Stando a quanto ricostruito dalla prefettura la licenza era scaduta il 10 aprile scorso e la domanda per il rinnovo protocollata il 16 maggio. Il ritiro dell'atto è avvenuto il 17 agosto, dopo l'ok della questura arrivata il 5 agosto, e consegnato a mano a Paolicchi, il giorno dell'avvio dell'ispezione. Resta un'opacità nell'iter su quanto avvenuto nell'istruttoria il 14 agosto, con una richiesta di integrazione, il giorno dopo l'episodio finito nel sangue. Sta di fatto che Paolicchi dal 10 aprile al 17 agosto non poteva girare con la pistola.

Da quello che è emerso finora sarebbe stata una prassi consolidata, e non si capisce quale fosse il vantaggio per il privato, quella di chiedere il rinnovo con ritardi di mesi rispetto alla scadenza naturale del porto d'armi. Ed è per questo che la prefettura ha chiesto alla questura di verificare, incrociando gli ordini di servizio, le posizioni di chi era al lavoro nei mesi scorsi con la regolarità della detenzione della pistola.

Un altro aspetto su cui la prefettura pretende una spiegazione da Mariano Bizzarri riguarda la mancata comunicazione del ritiro dei titoli di polizia a Davide Giuliani. L'istituto di vigilanza a poche ore dal decesso dell'appuntato in congedo parentale aveva diffuso una nota per dire che, per alcuni comportamenti anomali, a Giuliani era stato tolto il porto d'armi. Una decisione che andava comunicata a questura e prefettura che, di fronte un quadro del genere, avrebbero proceduto al ritiro della pistola. Quella Beretta calibro 9 con cui giovedì mattina il 46enne ha cercato di dare una risposta ai suoi guai finanziari finendo steso a terra sotto i colpi del collega che voleva rapinare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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