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Pisa

Giuliani “scaricato” dall’azienda

Giuliani “scaricato” dall’azienda

Era considerato un grande lavoratore e un uomo di fiducia, poi qualcosa tra lui e i superiori si era rotto

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MONTECALVOLI. Davide Giuliani, 46 anni, ucciso il 13 agosto durante un tentativo di rapina davanti al Palabingo di Navacchio, per molto tempo è stato un uomo di fiducia dei responsabili del Corpo Guardie di città, l’azienda per cui lavorava come guardia giurata. Oggi alcuni ex colleghi, rimasti sorpresi dal comunicato diffuso dall’istituto e che getta discredito sull’operato di Giuliani, raccontano che non sempre le cose sono come vengono presentate e che all’interno dell’azienda il cui comandante è Daniele Paolicchi, ci sono altre guardie alle quali sono stati comandati servizi armati anche se avevano il porto d’armi scaduto, esattamente come è successo a Simone Paolini, 37 anni, l’uomo che per difendersi e per non consegnare i 6mila euro dell’incasso del Bingo, ha fatto fuoco e lo ha ucciso.

Dai racconti degli amici - certi aspetti hanno trovato conferma anche nei racconti delle persone sentite dai carabinieri - emerge sì un rapporto non più idilliaco tra Giuliani e l’azienda, ma solo da quando la guardia giurata aveva cominciato ad avere problemi familiari e doveva stare a casa per aiutare l’anziano genitore.

Giuliani, dice chi ha lavorato con lui, era uno che non si tirava indietro se c’era da macinare ore su ore di lavoro, fino a 250 al mese per guadagnare 1200 euro. Per un certo periodo era stato considerato una guardia “esemplare”, tanto che aveva avuto anche il compito di organizzare i servizi.

Da un giorno a l'altro l’atteggiamento verso di lui era cambiato. E non solo per la storia di un ammanco avvenuto nell’istituto e di cui non era stato accusato direttamente. Nei suoi confronti non c’erano state denunce, né la direzione dell’istituto si era rivolta alle forze di polizia.

Alla fine Giuliani si era trovato costretto a chiedere permessi, ferie, insomma era uscito da un certo giro e nel rapporto con il datore di lavoro e i suoi superiori si era rotto qualcosa. Fino al punto che aveva deciso di chiedere un’aspettativa perché non riusciva ad affrontare la situazione, pur sapendo che aveva molti debiti da pagare e una famiglia con due bambine a cui pensare. Un destino che Giuliani avrebbe condiviso con altre guardie giurate. C’è chi prima di lasciare l’azienda si è rivolto al giudice del lavoro in quanto riteneva che lo avessero messo nella condizione di doversi licenziare. Forse era proprio questo che tormentava Giuliani fino al punto di decidere che poteva rapinare un collega. Lui, del resto, conosceva bene il turno di lavoro del collega e le modalità del ritiro del denaro al Palabingo. Quello che non poteva immaginare, cioè la reazione del vigilante, gli è costato la vita. In chi lo conosceva e ha lavorato con lui c’è il rammarico di non avere capito la difficile situazione in cui si trovava Giuliani. «Non è facile dire ciò che provo da quando Davide ci ha lasciato. Tanti ricordi di ore passate assieme di notte al lavoro mi scorrono davanti agli occhi. Ricordo la sua voce per radio quando mi indirizzava verso gli utenti in allarme e le confidenze personali di vita. Sono molto triste. Un dispiacere immenso per la famiglia», dice un amico, Mirko Billetta©RIPRODUZIONE RISERVATA

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