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Pisa

«Troppi casi, bisogna indagare»

«Troppi casi, bisogna indagare»

I radicali chiedono di far luce, il Sappe denuncia le tensioni nei penitenziari

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PISA. La morte di Ramona Cortese nel carcere Don Bosco di Pisa ha sollevato le reazioni dei Radicali e del sindacato delle guardie carcerarie Sappe.

«Più volte nel corso degli ultimi mesi abbiamo ricevuto segnalazioni dal Don Bosco: invitiamo con urgenza le autorità competenti a indagare a fondo le cause che hanno portato al suicidio della giovane», dicono in una nota Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi, rispettivamente segretario e presidente dell’Associazione radicale fiorentina Andrea Tamburi.

«Dall’inizio dell’anno negli istituti penitenziari della Toscana sono morte otto persone – proseguono – sei delle quali per suicidio o per circostanze non poco sospette: un primato nazionale negativo sintomatico della totale indifferenza delle istituzioni locali e del governo nazionale. Marco Pannella è in sciopero totale della fame e della sete dalla mezzanotte del 9 agosto per sollecitare le istituzioni a ripristinare nel Paese la giustizia e lo stato di diritto a partire da amnistia e indulto».

Anche il Sindacato della polizia penitenziaria, Sappe, sottolinea come permangano le criticità e le problematiche nelle carceri toscane. «I detenuti presenti nelle carceri regionali il 30 luglio erano 3.223, circa 150 in meno di quelli che c’erano un anno fa. A non calare, però, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle», sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe.

Dal 1º gennaio al 30 giugno 2015, prosegue il Sappe, nelle diciotto carceri toscane si sono infatti contati il suicidio di due detenuti in cella, tre tentativi sventati in tempo dagli uomini della polizia penitenziaria e ben 501 atti di autolesionismo, il numero più alto in tutta Italia» prosegue Capece con il segretario regionale Sappe della Toscana Pasquale Salemme. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i poliziotti penitenziari:«213 colluttazioni e 39 ferimenti», dice il Sappe. «Per il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di polizia penitenziaria», conclude il Sappe.

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