Attenzione
«Che paura sui binari prima della Torre»
L’ex ministro Carrozza contro il percorso a piedi dei turisti verso Piazza dei Miracoli. Le guide: «Troppo pericoloso»
PISA. «Forza forza, tutti in fila dietro il mio cartello, guardate il numero e non vi perderete». Lucia impugna il 42. Al parcheggione scambiatore fra la via Pietrasantina e via del Bersaglieri è appena scesa la comitiva che oggi dovrà guidare alla scoperta di Pisa e delle sue bellezze. Americani. «Arrivano dall’Oregon, sono appena stati a Roma, qui restano cinque ore, poi ripartono per Venezia». Visita lampo. Ma lei è preoccupata soprattutto per i dodici minuti che adesso le serviranno a condurre il gruppo in Piazza dei Miracoli. La cupola della cattedrale si vede da qui, sembra quasi di poterla toccare. Ma di mezzo c'è un percorso pieno di insidie e pericoli e ci sono la ferrovia e quel passaggio a livello che ogni volta le fa irrigidire i muscoli del collo e corrugare la fronte. «Speriamo che siano solo dodici minuti», racconta Lucia Dazzi, 45 anni, guida turistica da quindici. Il pellegrinaggio potrebbe durare anche 20 minuti. «Vorrebbe dire che le sbarre sono giù e devono passare il regionale per Lucca. Sono le 14.45 e se tutto va bene alle 14.57 dovremmo essere a destinazione. Ma se le sbarre sono chiuse è un problema, io non ce la faccio più a patire così per un passaggio a livello, facciano parcheggiare i bus altrove».
Ed è un’ansia che non deve affrontare solo Lucia ma tutte le guide e tutti i 3 mila turisti che ogni giorni visitano la Torre, il milione di vacanzieri mordi e fuggi provenienti da ogni parte del pianeta che giungono in città per farsi abbagliare da un a delle meraviglie della terra. «Io - dice Lucia - ho sempre il terrore che un bambino possa staccarsi dalla mano del babbo, disubbidire alla mamma e da dietro le file buttarsi sui binari al momento sbagliato. Se succede, è finita. Tutto finisce in tragedia, e così le guide e i turisti che quasi mai fanno notizia si prendono i telegiornali di tutta Italia». E allora altro che stroncatura dell’Huffington Post sulla Torre sopravvalutata, il biglietto troppo caro e il lo skyline così e così. Lo ha scritto anche Maria Chiara Carrozza due giorni fa in un tweet. Rispondendo alla notizia sulla bocciatura del giornale on line statunitense, l’ex ministro dell’Istruzione ha forse evidenziato uno dei punti più deboli del sistema di accoglienza turistica della città. «Parliamone: a me non piace il camminamento dai parcheggi alla torre, in mezzo al passaggio a livello», ha cinguettato due giorni fa. E al Tirreno precisa: «Credo che debba essere uno degli investimenti prioritari da fare - dice Carrozza - in primo luogo per tentare di eliminare un pericolo o mettere in sicurezza un percorso che attraversa i binari. Inoltre non so, non mi sembra adeguato come biglietto da visita per giungere fino a Porta Nuova, forse sarebbe necessario ripensare i tragitti di mobilità e accesso alla città per i grandi pullman turistici». Per capire di cosa parla l’ex rettrice della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa basta intrupparsi con gli americani dell’Oregon. «Sorry miss, are you sure this is Pisa?», è sicura che questa sia Pisa, dice John, un omone biondo, pantalocini arancio e canottiera nera. In effetti qualche dubbio, a guardar bene questo posto, qualche potrebbe venire. Siamo a meno di un chilometro da Piazza dei Miracoli e sembra di essere in una periferia industriale. Fortuna che uscendo da via dei Bersaglieri si imbocca un tratto di via San Iacopo e da lì sbuca subito il Duomo. Per raggiungere la Torre bisogna superare i binari all’incrocio con via del Marmigliaio e via Rindi, da lì imboccare via Fedi, poi svoltare in via Da Vinci, camminare lungo il Polo universitario di Pisa Nova, le casette a schiera e sbucare su via Contessa Matilde, fare attenzione a non farsi mettere sotto dalle auto di passaggio e infine approdare in Largo Griffi Cocco. Arrivati ai piedi delle mura, ci si può porclamare sani e salvi.
Solo che prima di tutto questo c’è il passaggio a livello. Rewind. «Ecco, l’avevo detto io - le sbarre sono giù. Dobbiamo aspettare il treno. Bambini rimanete dietro di me, non muovetevi per nessuna ragione al mondo. Vedrete fra poco che bello...». È come una transizione dalle quinte alla scena, dalla confusione del retropalco alla perfezione del palco. «Certo - dice Gianni, altra guida turistica - il palcoscenico di Piazza dei Miracoli è fantastico, da sindrome di Stendhal ma arrivarci a volte fa svanire ogni magia». In effetti nei teatri ci sono i trucchi dietro le quinte, le corde e i marchingegni che sul palcoscenico fanno sembrare tutto facile e leggero. «Ecco - chiude Gianni - qui basterebbe una passerella». Attenti, fischia il treno.
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