Il Tirreno

Pisa

Panetti di droga nelle buste dell’ateneo

di Mario Neri
Panetti di droga nelle buste dell’ateneo

Sotto falso nome, due spedizioni verso le Marche tornano indietro. Indagano carabinieri e polizia

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PISA. In ateneo giurano: «Non è uno di noi, non scherziamo». Anche se da un po’ di tempo qualcuno con l’ateneo (il suo nome e i suoi simboli) ci sta giocando. Un gioco pericoloso. Perché se alla fine chi da settimane spedisce panetti di hashish verso le Marche in buste ripiegate con carta intestata dell’Università di Pisa venisse scoperto, non potrà dire si sia trattato solo di goliardia. Soprattutto dovrà fare i conti con una buona dose di guai giudiziari.

La storia è questa: due buste con l’intestazione e i timbri dell’università per due volte sono state spedite verso la provincia di Ascoli Piceno piene di droga e in entrambi i casi non sono mai state recapitate, anzi sono tornata indietro. Se la sona vista comparire sulla scrivania i dipendenti della segreteria universitaria, che hanno subito avvertito le forze dell’ordine. E carabinieri e polizia, con due sequestri diversi, hanno prelevato dagli uffici due panetti di hashish da 120 grammi ciascuno. Valore di mercato: 1.500 euro. Mittente e destinatario, ovviamente, erano falsi, inventati. Così ora gli inquirenti vanno a caccia di qualcuno che possa aver avuto accesso al materiale di cancelleria e ai timbri dell’ateneo.

Non si sa ancora con certezza se i due tentativi andati “in fumo” (appunto) siano stati gli unici o gli ultimi di una scia epistolare ad alto tasso di sballo che dura da mesi. Sul caso indagano i carabinieri del Nucleo investigativo e i poliziotti della Mobile. Alle loro indagini e a quelle della scientifica si affida il pm Giancarlo Dominijanni. Sul caso ha aperto un fascicolo. L’ipotesi è che lo stratagemma non sia stato utilizzato soltanto in questi ultimi due casi, risalenti almeno a due settimane fa, ma che fosse diventato il modus operandi di uno spacciatore.

Una strada per risalire ai responsabili potrebbe essere quella di confrontare le impronte digitali lasciate sulla carta e di analizzare gli elementi biologici residui lasciati sulle buste; un’altra via potrebbe essere un esame attento sull’intestazione, per capire se appartenga a un dipartimento o ad una facoltà.

Non è per nulla escluso che le spedizioni fallite siano state solo un intoppo di una prassi che invece aveva sempre avuto buon esito in precedenza. Non è neppure escluso che siano state spedite o confezionate dentro una delle segreterie dell’università. Il rettore Massimo Augello era stato avvertito: «Aspetta l’esito dell’inchiesta», dicono dal rettorato. Gli inquirenti vogliono capire se ad architettare lo stratagemma sia un interno (studente o dipendente) e se, per non correre particolare rischi, lo abbia fatto con la complicità di altri. Fra le ipotesi, anche che si tratti di qualcuno che vuole gettare discredito sull'istituzione e per questo ha scelto di inviare lo stupefacente impiegando la carta intestata universitaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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