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Rifiuti, i pisani fra gli "spennati" d'Italia

Mario Neri
Rifiuti, i pisani fra gli "spennati" d'Italia

Studio di Federconsumatori sulla Tari: la città al settimo posto per il valore del tributo. Troppo bassa la differenziata, dal 2010 tariffa lievitata del 60,2%

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PISA. A guardarlo dalle strade e dalle piazze della città, quel settimo posto ha tutta l’aria di una beffa. No, Pisa non è certo invasa dalla spazzatura, ma non sembra neppure nelle condizioni di poter far pagare tasse così salate sui rifiuti, di applicare balzelli così elevati, insomma di essere una delle città più care di Italia nella classifica della Tari 2015.

Secondo l’ultimo studio del Creef, il Centro di ricerche economiche Federconsumatori, il Comune quest’anno spedirà a casa delle famiglie un bollettino medio di 407 euro. Tanto varrà il tributo per una famiglia standard di tre persone che abita in un appartamento di 100 metri quadrati. Così Pisa è la settima più cara nel Paese. Prima di lei un’altra toscana, Grosseto, poi le città del sud. Ancora peggio se si guarda agli aumenti: dal 2010 ad oggi l’imposta è lievitata del 60,2%, e in quanto a incremento Pisa è al quinto posto. Fanno peggio solo Reggio Calabria (148,7%), Ragusa (64,5%), L’Aquila (64,4%) e Cagliari (62,4%).

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Quello tracciato dagli studiosi nel loro dossier è un censimento delle varie delibere approvate dalle amministrazioni sull’applicazione della tassa, passata in pochi anni da Tarsu a Tares e poi a Tari. Un’evoluzione non solo di “sigle”, ma anche di regole che hanno contribuito agli aumenti. Ad esempio perché nel 2013 la legge impose che il costo del servizio dovesse essere coperto interamente con la tariffa, non più anche attraverso la fiscalità generale, cioè con le altre entrate del Comune. Ma a gonfiare la bolletta c’è anche un paradosso. Anzi due.

Primo: avere bassi livelli di differenziata costringe i gestori ad alzare le tariffe per coprire i costi di smaltimento. Una spirale che si è accentuata dal giugno 2009, anno di emanazione della circolare Orlando, un documento che vietò ai Comuni di conferire in discarica rifiuti tal quali. Da lì in poi, chi si ostina a non modernizzare i processi ecologici, deve sobbarcarsi l’onere di trattare in impianti appositi e con costi esorbitanti i rifiuti prima di smaltirli. E Pisa è ancora ferma al 40,75% di raccolta differenziata.

Ha iniziato da pochi mesi il porta a porta nei quartieri fuori dalle mura e ha appena investito sulla rivoluzione con cassonetti interrati e isole intelligenti. Ma anche questo è un costo che rimbalza sulle tasche dei cittadini. E non è l’unico. Perché, per assurdo chi paga la tassa paga anche per chi non la paga. La legge infatti consente ai Comuni di spalmare sul bilancio dell’anno successivo i crediti inesigibili dell’anno precedente. Palazzo Gambacorti stima che questa evasione senza speranza si attesti sui 200mila euro.

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