Sicurezza
Da salotto della città ad oasi della vergogna
Siringhe, sporcizia, melma e miasmi nei bagni dello Scotto
PISA. La conca dei lavandini quasi sempre è affogata in una pozza di melma. Quest'acqua nera, mescolata ad alghe putride di carta igienica, tappi di bottiglia e siringhe, rovinerebbe la visita a chiunque. E poi l'odore; non si riesce a sopportare l'odore, un miscuglio di miasmi penetrante e nauseabondo che rende il ronzio della mosche tanto insopportabile ed ossessivo quanto lo sarebbe il frastuono di una motosega.
Non si passa più di un minuto nei bagni del giardino Scotto. Che chiamarli bagni poi è una specie di contorsionismo lessicale. Avremmo dovuto dare ascolto alla signora Ingrid. Seduta sotto i pergolati insieme agli amici svedesi, ci aveva avvertiti: «Che orrore, anch'io cercavo la toilette, ma lasciate perdere. Provate in un bar». E pensare che dalle ringhiere del lungarno Fibonacci sembra un piccolo eden, un orto delle delizie dove riposare, leggere, rilassarsi, sperare in uno spruzzo di vento e un'ora lieve di refrigerio in ogni momento della giornata. C'è l'area cinema, ci sono le palme, i pini, le siepi di bosso e i prati pettinati, le aiuole un po' riarse ma con cui il Comune ha voluto sfoggiare l'orgoglio cittadino, due croci bianche pisane stampate su scudi di fiori rossi. Dalle sue latrine, il piccolo polmone verde di Pisa, potrebbe gareggiare con i peggiori tuguri dei sottosuoli metropolitani del pianeta.
L'edificio è ai piedi di una delle scalinate che si imboccano dalla sponda sud del fiume. Seicento anni fa poteva essere uno magazzino per la polvere da sparo. Oggi, che dovrebbe ospitare un luogo di igiene e pulizia, somiglia a un rudere abbandonato: mattoni rossi sbreccati, le finestrelle inclinate assaltate dai rampicanti selvatici. Ma è dentro questi pochi metri quadrati che il giardino Scotto perde immediatamente tutto il suo fascino e rischia di assestare un duro colpo all'immagine turistica e urbana della città.
Quei due innamorati là, ad esempio, distesi su una panchina vicino ai giochi per bambini, coninuerebbero il loro intreccio di sguardi e sussurri se a uno dei due capitasse di doversi servire dei bagni? E se quella mamma volesse portarci suo figlio, che è appena caduto mentre saltava da un gioco all'altro?
I dispensatori del sapone sono vuoti e rotti, lavabi e rubinetti incrostati, in uno ci hanno buttato un sacco pieno di rifiuti, pavimenti tappezzati di macchie e pozzanghere, cartacce buttate per terra, i cestini zeppi dei resti di notti da sballo, serate alcoliche e tossiche, carta igienica strappata, usata, gettata e macerata nell’acqua; i sanitari sporchi come se qualcuno ci si fosse appena liberato, gli scovolini appoggiati sui davanzali insieme a bottiglie e vecchi contenitori di plastica.
La parte destinata alle signore è fuori servizio, la porta bloccata con una tavolaccia di legno. Al muro, un cartello: “Preghiamo di lasciare puliti i bagni! Sono vostri! Di tirare lo sciacquone e di non venirsi a drogare! Ci sono i bambini!”, con le parole “vostri”, “sciacquone” e “drogare” sottolineate. Dentro stesse scene: i lavandini invasi da una patina putrida, nera e verdastra, i wc inavvicinabili, un secchio buttato per terra, spazzatura nei cestini, canalette di scolo rotte e intasate, una manopola e perfino la canna di una gomma gettate a terra.
Dovrebbe esserci un custode. A lui ci si deve rivolgere per avere la chiave di accesso al bagno dei disabili. Così, almeno, recita il cartello sulla porta. Peccato che non ce sia traccia. E non è che fra viali e camminamenti il vecchio fortilizio non manchi di attenzioni. Da mesi e mesi i camminamenti sono invasi da scritte e vegetazione selvaggia. Potrebbero offrire scorci mozzafiato sull'Arno, sulle mura antiche e sui palazzi signorili. Invece salendo dal corpo centrale della fortezza è perfino impossibile percorrerli. Le passerelle sotto le arcate sono inaccessibili, due gabbioni bloccano il passaggio. E anche volendo, lo spettacolo sarebbe sconsolante: escrementi, vecchie tende e ombrelli a terra. Una piccola discarica si è creata pian piano anche a sud ovest, vicino a uno dei magazzini sotto ai piedi delle mura: vecchie poltroncine del cinema accatastate una sull'altra, tavole e pannelli di compensato invasi di foglie.
Ad occuparsi della manutenzione dell'area, c'è scritto sul cartello all'ingresso, è la società Eurombiente, a cui l'amministrazione ha affidato il servizio. Aperto dalla 8 alle 20 in estate, ma frequentato molto spesso oltre l'orario canonico grazie agli appuntamenti del cinema all'aperto, questo piccolo parco sta diventando un angolo di città aggredito dall'incuria e dall'inefficienza.
Altro che salotto verde.
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