Il Tirreno

Pisa

Stava soffocando, bimbo salvato in extremis all'Ikea di Pisa

Mario Neri
Ikea a Pisa
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Ikea a Pisa

Colpa di una caramella, provvidenziale il tempestivo intervento di un volontario della Croce Rossa

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PISA. «Muore affogato, muore affogato!!!». Finché non l'ha sentite così chiare, le grida gli erano sembrate normali. In fondo è sabato, sono le due e mezzo del pomeriggio e l'Ikea annega nella folla. «Il caldo può dare alla testa».

Nel reparto dolciumi c'è qualcuno che litiga, si alzano voci di donne, un po' strozzate dal rumore di fondo delle casse e degli altoparlanti. «Mi sembrava una lite come tante, due donne un po' alterate», racconta Franco Sabatini. Invece sabato 8, fra gli scaffali, stava per soffocare un bambino di tre anni e mezzo. E se non fosse arrivato lui, volontario della Croce Rossa e maresciallo dell’Esercito, il grande magazzino sarebbe diventato il teatro di una tragedia.

«Aveva ingoiato un caramella che non voleva saperne di andare giù, gli si era incastrata in gola, lo stava strozzando. Quando mi sono avvicinato c’erano tante persone intorno, qualcuno stava provando a qualche mossa. Per fortuna ho svolto molti corsi per il pronto intervento sulle ambulanze e molte tecniche di salvataggio le ho imparate anche da militare. Così ho preso il piccolo, l’ho rovesciato con la faccia rivolta al pavimento e gli ho dato qualche colpo fra le scapole, dal basso verso l’alto». Si chiama “manovra di Heimlich”, sulla carta una tecnica semplice, di fatto una mossa salvavita per cui servono sangue freddo e molta esperienza. «Aveva già la saliva intorno alle labbra, era paonazzo, non respirava - racconta Sabatini - in un attimo l’ha sputata a terra e ha ripreso subito colore».

Il bimbo si era appena fatto regalare una Mou dalla nonna e dalla mamma, una caramella gommosa al gusto di Coca Cola. Una piccola sosta golosa prima di rientrare a casa, a Vada. Non appena si accorgono che il piccolo sta male cominciano ad urlare. «Succede, mi sono detto, non sono affari miei. Ho pensato: magari si sono prese per la fila o chissà che altro», racconta Franco, che è anche maresciallo e pilota di elicotteri al distaccamento Primo Anteares. «A un certo punto però ho sentito quella frase. La mamma gridava disperata: “Muore affogato, muore”. Mi sono precipitato. Ho mollato il mobile rotto che stavo riportando al settore “resi” e sono corso al bar. Non so, non mi sembra di aver fatto qualcosa di straordinario». In realtà Franco ha scongiurato una delle tragedie più frequenti fra i casi di morte infantile. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, il soffocamento è in cima alla black list dei decessi dei bambini in tenera età. «Lo so, lo so, ma lì per lì non ci si pensa. Ho solo tentato di mantenere la calma, È successo tutto in pochi secondi. Le donne mi hanno ringraziato, e io sono tornato al reparto dei “resi”. Anzi no, prima ho chiamato un’ambulanza, perché in questi casi è meglio fare un controllo. Anzi, adesso la lascio. Vorrei salutarli un’altra volta».

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