Italia
Scuola, incubo per 662 docenti
Entro il 14 agosto devono fare domanda al Miur per la cattedra, ma rischiano di trasferirsi lontano
PISA. «Se non compilo la domanda on line perderò ogni speranza di avere una cattedra?», chiede Andrea. «Certo, mi iscrivo, ma poi potrei venir spedita a centinaia di chilometri da casa», scrive Anna. «E mio figlio, mio marito? Abbiamo fatto un mutuo per costruirci una vita qui», posta Silvia. «Ma se non accetto il posto, che succede?». Ci sono 662 docenti pisani che vivono i giorni più difficili e incerti della loro vita. Se per descrivere la precarietà si volesse trovare una dimensione concreta, sarebbe la loro. Entro il 14 agosto alle 14 dovranno aver eseguito l’iscrizione al sito del ministero dell’Istruzione. Sulla carta, la porta per dire addio alla vita da prof e maestri atipici, supplenti, l’occasione di stabilizzare con una cattedra fissa anni di precariato.
«In realtà è una roulette russa, dove tutti rischiano di venir spediti da una provincia all’altra d’Italia», dice Gabriella Bresci, della segreteria regionale della Cgil scuola. Se da una parte, nelle fasi 0 e A dell’attuazione della Buona scuola, sul territorio 332 insegnanti entreranno in ruolo sulla base delle vecchie regole di assegnazione delle cattedre (metà reclutati dal concorso 2012 e metà dalle graduatorie ad esaurimento), le fasi B e C del grande piano annunciato da Matteo Renzi e dal ministro Stefania Giannini restano un’incognita. Dovrebbero servire a coprire posti non assegnati nelle fasi iniziali e cattedre destinate al potenziamento della didattica.
Per creare un bacino a cui attingere il Miur ha voluto istituire un albo su base nazionale, quello a cui devono iscriversi i precari delle Gae che non sono stati chiamati al primo giro. Le iscrizioni al portale del Miur si sono aperte il 28 luglio, ma sono ancora moltissimi, a un passo dalla scadenza, gli indecisi. Nonostante il “click day” si stia avvicinando decine e decine di docenti stiano prendendo d’assalto gli uffici scolastici provinciali e le sedi dei sindacati per avere informazioni, nel tentativo di placare l’ansia generata dalla spietatezza del meccanismo. «Se decidono di fare domanda - spiega Bresci - poi saranno obbligati ad accettare una cattedra in qualsiasi provincia di Italia, pena la la cancellazione da tutte le graduatorie. Se invece rinunciano alla domanda rimarranno nelle graduatorie, nella speranza di essere assunti in futuro vicino a casa, ma senza sapere se saranno rimasti posti disponibili».
«Una prospettiva molto poco probabile, almeno per una grande parte di essi, poiché per le fasi B e C l’indicazione del Miur è quella di pescare prima dagli elenchi dei concorsi e poi, in caso di rimanenze, dalle liste dei precari storici», dice Bernardo Croci, prof di filosofia e portavoce dell’Ande, l’Associazione nazionale dei docenti e degli educatori. In questi giorni gli insegnanti riversano decine di dubbi e incertezze anche sulla pagina Facebook dell’associazione. «Ricevo montagne di mail, ma sconsiglio di boicottare il click day, non credo sia vero né possibile legare un rifiuto di una cattedra ad una cancellazione punitiva dalle Gae». Certo per chi vive questi giorni (in Toscana sono circa seimila) la scelta è davvero cruciale.
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