Il dolore
Verso un braccio di ferro per la terrazza degradata
La società che ha in concessione l’area: «Non abbiamo nessuna intenzione di spendere centomila euro. La diffida del Comune? Ne parleremo con un legale»
TIRRENIA. «Consulterò un avvocato per capire cosa fare, ma non ho intenzione di spendere 100.000 euro sapendo che potrei perdere la concessione».
Potrebbe innescare un braccio di ferro con la Gi.ba srl la diffida che il Comune ha emanato per il rifacimento della terrazza di Tirrenia. La società che ha in concessione l’area che si affaccia sul mare di piazza Belvedere critica il metodo ed i contenuti dell’ingiunzione che obbliga i proprietari a presentare entro 45 giorni un progetto per riportare in condizioni di sicurezza e decoro le aree degradate. I costi elevati, il mancato rilancio del litorale e l’incubo Bolkestein sono i cardini intorno ai quali ruota la “difesa” della società, che si dice pronta al dialogo, ma meno a farsi carico della totalità della spesa. «Paghiamo la concessione a carissimo prezzo, a cui vanno aggiunti i costi esorbitanti delle tasse e di gestione (comprese pulizia e bolletta della luce) - esordisce Gianni Annibali, socio della Gi.ba - per lavorare pochi mesi l’anno visto che, passata la stagione estiva, a Tirrenia non c’è nessuno».
La terrazza fa parte di una concessione demaniale marittima rilasciata nel 1978, rinnovata nel 2003 e nel 2010. L’atto prevede che sia il concessionario a «provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria ed a mantenere in condizioni di sicurezza la terrazza e le aree ad uso pubblico». Negli anni la società ha eseguito vari lavori, secondo il Comune però non sufficienti ad assicurare decoro e sicurezza, e ora dovrebbe intervenire per il rifacimento della pavimentazione, delle ringhiere e degli arredi con costi stimati di circa 100.000 euro. «Dovrei indebitarmi fino al collo - prosegue Annibali - sapendo che con la direttiva Bolkestein tra qualche anno la concessione andrà all’asta e potrei perderla. Ci interessa che il posto sia bello, ma il Comune avrebbe potuto intraprendere la strada del dialogo per giungere ad una soluzione condivisa. Consulterò un avvocato, ma prima bisogna capire cosa succederà con la Bolkestein».
Da Palazzo Gambacorti fanno sapere che la diffida è stata inviata «mediante posta certificata e che nel passato ci sono state interlocuzioni con la società che non hanno portato a niente. La società - specificano dal Comune - può contattare il responsabile del procedimento amministrativo e concordare il tipo di intervento da eseguire».
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