Il Tirreno

Pisa

In salvo i costumi del Gioco del ponte grazie a sette sarti

di Daniele Banvenuti

Il Comune ha deciso di procedere all’assunzione temporanea sulla base di un bando regionale per lavori di pubblica utilità

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PISA. Potrebbe, finalmente, esserci una svolta positiva per l’annosa questione della manutenzione ed il recupero dei costumi del Gioco del ponte.

Il Comune ha infatti deciso, attraverso una delibera di giunta del 28 luglio scorso, di aderire ad un programma regionale per lavori di pubblica utilità presentando un progetto che preveda l’assunzione (per una durata di sei mesi) di sette sarti proprio per il recupero e la salvaguardia dei costumi del Gioco.

L’obiettivo del bando regionale al quale Pisa parteciperà è quello di favorire l’occupazione di soggetti svantaggiati nel mercato del lavoro attraverso impieghi temporanei di pubblica utilità; questo cofinanziando l’80% del costo del personale, nel caso pisano dei sarti.

Una occasione che Palazzo Gambacorti non intende farsi scappare visto che uno dei problemi della conservazione dei costumi è sempre stato la mancanza di personale specializzato soprattutto nella manutenzione.

Nel progetto presentato alla Regione si illustra innanzitutto la specificità dei costumi. Sono circa 800 di foggia spagnola tardo cinquecentesca realizzati in occasione dell’edizione del 1935 sulla base dei bozzetti disegnati dal critico d’arte Fortunato Bellonzi ispirandosi a stampe di epoca medicea. Vestiti realizzati in velluto, damasco, tessuti a mano; anche quelli apparentemente più semplici in panno (ad esempio le guardie al campo) sono comunque impreziositi da inserti in raso e passamaneria dorata. Ai costumi vanno aggiunte le armi (spade, alabarde, picche, pugnali, morioni) oltre a 20 trombe, 40 tamburi, 136 armature e 76 tra bandiere e insegne. Proprio le corazze ed in tamburi, in particolare, stanno anno dopo anno accusando l’usura del tempo. Stiamo parlando, è sempre bene ricordarlo, di oggetti di grande valore storico in parte vincolati dalla Soprintendenza. Da qui la necessità di interventi mirati e soprattutto realizzati da personale competente.

Il progetto che il Comune ha presentato alla Regione prevede quindi l’impiego di sei operatori di sartoria e di un caposarto, guidati da un supervisore specializzato nel settore del restauro del tessile e del costume antico, chiamati a restituire alla città un patrimonio importantissimo e forse unico al mondo per quantità e tipologia. I costumi e gli oggetti (per un totale di circa 1.200 pezzi) verranno suddivisi in diverse categorie individuandone le priorità conservative. Passo successivo sarà quello di realizzare interventi urgenti di messa in sicurezza dei costumi più gravemente danneggiati, magari da destinare una volta restaurati a esposizione o museo; sui rimanenti costumi verranno effettuati interventi di manutenzione conservativa secondo modalità riconosciute dal ministero dei beni culturali.

I soggetti che parteciperanno al bando, una volta ottenuto il via libera della Regione, saranno sei (uomini e donne) con qualifica di sarto, tagliatore, ricamatore, rifinitore tessile, costumista e un coordinatore di maggiore esperienza con funzione di coordinamento. «Il progetto – sono le considerazioni della giunta nella sua proposta alla Regione – risponde ad una duplice esigenza: da una parte intervenire sulla necessità di recuperare un patrimonio della città, dall’altra favorire l’occupazione di soggetti svantaggiati sul mercato del lavoro ma dotati, nel caso specifico, di una buona specializzazione tecnica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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