Il Tirreno

Pisa

Un “porta a porta” con arnesi da scasso arrestati due giovani

di Pietro Barghigiani

Nella casa di uno trovate decine di chiavi modificate Era ai domiciliari dopo una condanna a 6 mesi per furto

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PISA. Un porta a porta sospetto. Quando suonavano all’ingresso principale dei palazzi e non ricevevano risposta cercavano di forzare gli ingressi con arnesi da scasso. Se, invece, qualcuno si faceva sentire dimostrando di essere in casa, se ne andavano per passare al condominio successivo.

Accusati di tentato furto aggravato in concorso e sorpresi con strumenti usati per scardinare le porte, due immigrati sono stati arrestati dai militari del nucleo operativo e radiomobile. Tra domani e venerdì e in programma l’udienza davanti al gip per la convalida dei fermi eseguiti nei confronti di Radomir Darida, 33 anni, della Repubblica Ceca, assistito dall’avvocato Tommaso Azzaro, e di Beka Gogitidze, 22 anni, georgiano, entrambi domiciliati a Pisa.

L’attenzione dei carabinieri della Compagnia è stata sollecitata dai residenti di via Calabria e via Campania.

Intorno alle 10,30 al centralino dell’Arma sono arrivate diverse telefonate. I racconti coincidevano. E le scene descritte sembravano sequenze in fotocopia. Due giovani suonavano ai campanelli dei condomini e quando nessun rispondeva iniziavano ad armeggiare per aprire i portoni.

Quando si imbattevano in risposte indesiderate via citofono, i due compari si davano alla fuga. La pattuglia dei carabinieri è arrivata mentre i due stavano continuando il giro tra gli edifici. Una volta bloccati, Darida e Gogitidze sono stati perquisiti. Addosso ai due amici i militari hanno trovato alcune “chiavi bulgare”, di quelle capaci di aprire tutte le serrature e altri arnesi ai quali è stato attribuito un uso illecito.

Non solo. Nella perquisizione domiciliare a carico del cittadino della Repubblica Ceca, gli investigatori si sono imbattuti in decine di chiavi e utensili con cui è possibile porte e casseforti. Un assortimento degno di una ferramenta che per l’accusa altro non era che l’antologia degli strumenti cui fare ricorso per introdursi nelle case per compiere furti. Nel giro i militari hanno trovato anche trapani, tre computer portatili e attrezzi da lavoro. Materiale ritenuto il frutto di più refurtive.

Controllando le identità dei due fermati, i carabinieri hanno incontrato di nuovo Radomir Darida, attualmente agli arresti domiciliari con un permesso di uscita dalle 10 alle 12 concesso dal Tribunale di Genova. Rarida nel luglio 2014 fu arrestato dopo un furto nell’abitazione di un giudice a Lucca (di qui la competenza di Genova per episodi che riguardino anche come parti offese i magistrati toscani). Era ai domiciliari anche a fine aprile quando fu protagonista di un borseggio alla Coop di Uliveto Terme e di una successiva fuga in auto, con un amico, conclusa alle porte di Pisa. Il 5 giugno era stato condannato in abbreviato a 6 mesi. Dopo la lettura della sentenza il giudice aveva disposto di nuovo gli arresti domiciliari con il permesso di uscire dalle 10 all 12. E in quel lasso di tempo Radomir si è mosso per ripetere quella che, secondo l’accusa, è la sua principale attività spesso interrotta dai carabinieri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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