Proteste
Terrazza di Tirrenia «Stop allo sconcio»
Diffida del Comune alla società concessionaria dell’area
PISA. Basta mani tese, ora la lotta al degrado - nei casi di privati recalcitranti - viene fatta a colpi di ordinanze e diffide. E’ la nuova via intrapresa dalla giunta comunale, con il sindaco Marco Filippeschi in prima fila. L’elenco di luoghi da risanare in città è lungo, sono diciassette, ma quattro sono quelli simboli sui cui si sta concentrando Palazzo Gambacorti. Si va dal rudere sul lungarno Galilei all’ex Galazzo alle porte della darsena, fino sul litorale con la terrazza affacciata sul mare di piazza Belvedere e l’ex discoteca Pachamama. Di fatto, il Comune intima ai proprietari di riportare a condizioni di sicurezza e decoro le aree degradate, riservandosi la facoltà di eseguire in proprio gli interventi necessari, a spese però della proprietà (esecuzione in danno).
La storia. Quella relativa alla terrazza di Tirrenia è l’ultima diffida in ordine di tempo firmata dal sindaco. L’area della terrazza fa parte di una concessione demaniale marittima rilasciata a fine 1978. E’ stata poi rinnovata nel 2003 e nel 2010. L’atto prevede che sia il concessionario (una società) a «provvedere a sua cura e spese e per tutta la durata della concessione alla perfetta manutenzione ordinaria e straordinaria di tutte le opere costruite». Prevede anche che sia «in particolare cura della società concessionaria mantenere in condizioni di sicurezza la terrazza e le aree ad uso pubblico, manlevando completamente sia l’amministrazione concedente che quella proprietaria da ogni responsabilità». Dato l’evidente degrado della terrazza, la società concessionaria è stata diffidata «a provvedere d’urgenza all’esecuzione degli interventi necessari ad assicurare completa fruibilità e decoro alla terrazza di uso pubblico» e per questo dovrà presentare all’amministrazione «un dettagliato progetto di sistemazione».
Le norme. Curioso che, per emettere l’ordinanza, il Comune si sia dovuto rifare addirittura al codice della navigazione, «perché di leve in nostro possesso ce ne sono poche e cerchiamo di usarle», dice il sindaco. In caso di inadempienza, l’amministrazione si riserva la facoltà di provvedere d’ufficio (a spese del concessionario) all’esecuzione dei lavori ritenuti necessari oppure di dichiarare la decadenza della concessione.
Le conseguenze. Riguardo alla sistemazione della terrazza, si tratta di intervenire sulla pavimentazione (pesantemente deteriorata), su ringhiere ed arredi. La società concessionaria della terrazza, dello stabilimento balneare e del bar-gelateria vicino qualche intervento («del tutto insufficiente» specifica il Comune) lo ha fatto nel 2009. Poi più niente. E così, dopo appelli ed inviti bonari, la diffida del Comune. La concessionaria ha 45 giorni di tempo per presentare un piano. Palazzo Gambacorti, in caso di mancata risposta, potrà far scattare l’esecuzione in danno: la stima dei costi è di 100.000 euro. «Abbiamo ricevuto tantissime segnalazioni di cittadini con richieste di intervento», dice il presidente del Ctp1, Annalisa Bomba. «E’ uno spazio erroneamente attribuito al Comune - aggiunge il sindaco - e per questo l’amministrazione ha subìto anche un danno d’immagine. Occorre mettere fine a un vero e proprio sconcio che attanaglia uno dei luoghi simbolo del nostro litorale».
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