Attenzione
La rivolta dei primari contro l’ospedale
Ricorso al giudice del lavoro: «A Cisanello spazi inadeguati, per la libera professione vogliamo restare a San Rossore»
PISA. Adesso sarà battaglia. Sul controesodo di medici e chirurghi dalla Casa di Cura di San Rossore imposto dall’Azienda ospedaliera e universitaria di Pisa da qualche giorno c’è un ricorso presentato al giudice del lavoro. Il documento è firmato da una ventina dei trenta camici bianchi che da fine giugno sono dovuti tornare a svolgere dentro le mura del policlinico di Cisanello la libera professione dopo lo stop imposto dalla direzione al contratto con la clinica di viale delle Cascine. L’azione legale - sottoscritta anche da molti primari dell’ospedale, come i chirughi Giulio di Candio, Paolo Miccoli, Gabriele Naldini o la direttrice di senologia Manuela Roncella - punta a scardinare le motivazioni che hanno spinto l’Aoup ad interrompere la convenzione forzando il loro rientro. Per professori e dottori che finora svolgevano l’attività privata a San Rossore, all’interno di Cisanello il percorso di accesso alle cure in intramoenia (cioè operazioni, visite ed esami svolti dai professionisti in regime di libera professione) non è «distinto e separato» da quello pubblico così come prescrive la legge Balduzzi, il puntello normativo e giuridico su cui ha agito la Regione per chiedere alle Asl e alle aziende ospedaliere e universitarie di interrompere le relazioni con i privati. Per il governatore Enrico Rossi,infatti, non si è mai trattato solo di osservanza alla legge, ma anche di una mission politica. La sanità toscana deve affermarsi come un’eccellenza pubblica, anche laddove ai suoi medici lascia lo spazio per offrire prestazioni a pagamento, o comunque a tariffe più alte di quelle standard.
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«Reggeremo - ha detto qualche giorno fa il direttore dell’Aoup Carlo Tomassini - Gestiamo ogni anno 64 mila ricoveri, da San Rossore ne arriveranno solo 400». Il ricorso è affidato ai legali Vincenzo Antonio Poso e a Francesco Miccoli. La prima udienza potrebbe venir fissata già nella seconda metà di agosto. Non è la prima volta che un gruppo di luminari si ribella alla propria azienda sanitaria. È già successo fra marzo e aprile a Careggi. I primari impegnati a Villa Donatello si sono schierati contro la direttrice Monica Calamai. Lì l’azienda intimò a chi continuava a lavorare nella clinica il rientro immediato o il passaggio all’extramoenia (in quel caso i medici avrebbero dovuto dire addio al primariato), ma alla fine il ricorso naufragò. L’ospedale aveva destinato all’intramoenia un plesso con sale operatorie, corsie, piccoli comfort alberghieri, un front office, insomma un percorso diverso da quello pubblico. A Pisa, seppure i primari contestano le stesse mancanze (l’assenza di «spazi, condizioni tecnologiche, strutturali, organizzative e di servizio»), l’esito del ricorso potrebbe essere di segno opposto.
Per ora Cisanello ha messo a disposizione dei professionisti il padiglione 29, ma la struttura è dotata soltanto di ambulatori e di strumenti utili a piccoli interventi chirurgici. Inoltre il day hospital viene sfruttato anche per le normali cure in regime pubblico. Non solo. Per l’alta chirurgia e gli interventi più complessi l’azienda ha promesso di mettere a disposizione dei ricoveri in intramoenia una stanza in ogni reparto, ma ancora non tutti i dipartimenti ne sono dotati e a molti pazienti dei percorsi “privati” spesso si sarebbe trovata una sistemazione di emergenza in reparti lontani da quelli specifici per le loro patologie. La contromossa di molti dei primari impegnati a San Rossore così sta inasprendo i rapporti fra Cisanello e i suoi operatori sanitari, per di più esasperati da un cambio di rotta che arriva in un periodo critico, segnato dall’assenza di molti infermieri, radiologi e medici per le ferie estive.
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